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GEMME ANTICHE
FIGVRATE
LEONARDO AGOSTINI
ALL’ALTEZZA SERENISSIMA DI
COSIMO
PRINCIPE
DI TOSCANA
Hoggi Sereniffimo Gran Duca.
PARTE SECONDA.
SECO D N J IMPRESSIONE.
Di nuouo io miglior forma ordinata , ed arricchita *
IN ROMA,
Appresso Gio» Battista Bvis otti*
M. DC. L X X X Vii.
CON LICENZA & £8 $ VP ER / O R / 9
KEESs.'
SERENISSIMO PRINCIPE,
ÌSVONA i’ Europa il Nome di VA
Sereniffima da ogni regione , ou ella
hi lafciace impreffe Forme della fua^
magnanima virtù > e Fiorenza , e la
Tofeana fcioglie i voci ai fuo ritorno , renden-
do à Dio infinite attioni di grafie, e con lieti ac*;
clamationi applaude, nel riconofcere, che ella
ha riportato feco per ornamento deTuoi incom-
parabili coflumi , quanto alerone più fi filma, e
fi ammira. Ma io effendo. fiora à parte del giu-
bilo vniuerfale de'Sudditi deli' A- V. Sereniffima#
oltre quefta Gommane cagione, mi fento coni-
moffo dalla mia particolare diuotione , che mi
empie dfimrneiifa gioia ; polche non folo hebbi
in forte di nafeere nel fife feliciffimo dominio#
ma di fperimentare fin da’primi anni, la fomma
beneficenza della fua Sereniffima Gafa , come
f % In
in quella mia età cadente riprendo vigore nella
grana del Sereniffimo Gran Duca Ferdinando,
e delfEminentifsimo , e Reuerendifsimo Pria»
cipe il Sig. Cardinale Leopoldo , iVno Padre ,
Palerò Zio di V. A. Sereniffima . Siche non con-
tenendoli nelPanimo il mio diuotiifimo affetto*
efee fuori, e s'inchina profondamente auanti di
lei 3 con offerirle in tributo quelle Antiche Gem-
me impr effe, che non tanto per la materia fono
pretiofe 5 quanto per la forma , e per Y arte, .
Et in quello tempo opportuno io le prefento
alPA. V. Sereniffima, quando ella ripofandofi fra
leMufe, fuo deiitiofb diporto, e ricreamento ,
fra gli altri ftudij nobili accoglierà gli antichi
Monumenti delle medefime Gemme con Famo-
re ber editarlo , che in lei difeende dalPheroico
Sangue deTuoi Maggiori, & dalla immortale, e
gioriofiffima Famiglia Medicea, genio tutelare
delle faenze 9 e delle buone arti j e per cui ri-
forfero in Italia, e in Europa Pantiché Difcipline *
Ond’hoggi con Peflempio del fuo gran Padre,
e del fuo gran Zio , rifpleiidonoinlei le virtù re-
gie delPanimo, e nella fua ancor giouanile età,
vie n celebrata la tutela , el patrocinio fuo de-
gli huomini dotti , e delle dottrine . Di che ren-
dono fede Pamore, e la propensione fua verfoi
Li-
Libri , le Biblioteche , e Y Accademie , el fe~
guito di tanti celebri ingegni nelle lettere più
profonde , e peregrine « Prenda dunque V. A.
Serenilfima, lafupplico, quelle antiche memo*
rie da me raccolte dalle ceneri delPantica Ro*
ma , e da i fepolcri del Tempo ; perche ri*
fplendino al Soie del fuo fplendidiffimo Nome»
e con effe fi degni infieme di gradire quella di-
uotione j che informa ogni mio fpirito ad offe-
quiaria , con cui il più humiimente alPA. V. Se»
reniffima mmchino» e prego il compimento di
ogni profperità » dedicandole Peperà , e me»
fleflo. Di Roma li 16. Nouembre s 669.
■ Di V- A Serenili
Bumìììfss fDimti/s,Seruo e Suddito
Leonardo Agojiim »
Cortefe Lettore .
E Gii è cosi fiabllito dalla Natura , che gli animi predanti *
fi muouino à defiderare quelle cofe , che fono in pre-
gio per alcuna eccellenza , e qualità rara , onde l’amore , cj>
la (lima delle co fé belle è deriuata. Nè Colo le ricercano
con forame fiudio , e le hanno candirne, me fe per infortu-
nio alcuno vengono à mancare, Se à fentire J’ingiurie de!
Tempo , con ogni follecitudine fi affaticano redimirle , e far-
le risorgere allo fiato di prima . Al che fi aggiunge vn com-
mendabile cofiume , che riputando elfi le medefime colo
vtili 5 e dileeteuoli , le communicano altrui col mezzo delle
lettere, & le propongono alla vifia con perpetuo commer-
cio della virtù , e ddriogegno . Laonde, Lettor mio?
hauendoti io donato le mie Gemme Antiche figurate in vm»
libro d’immagini, già dodici anni, da me publicato; il cui
fenfo , e l’arte fono ìniìeme efficaci ai diletto, Se alla cogni»
tione dell’Antichità , EieH’approuatione della mia diligenza ,
e del mio affetto , torno di nuouo ad offerirti quefi’akre , che
dopo ho raccolto dalle augufie ruine dalla Gran Roma--.
Con quel medefimo fine , che mi propoli alPhora di com-
piacerti con le prime , ti propongo le feconde in quella fe-
conda parte ; e nell’vne , e ndl’altre fodisfacendoti della-»
cura mia in hauerle raccolte, loderai l’eccellenza del di fo-
gno , e della buona maniera antica , in fi rari impronti , che
pur fono idee degli cccellentilfimi Scultori Greci, e Roma-
ni . Nè io penfo , che la vifia ricerchi l’efficacia delle parole
per lo pregio di effe ; tanto più opportune , quanto che fianio
in vna età , nella quale la Pittura , e la Scoi tura vanno man-
cando nel difegno , Se hanno bifogno di ricorre aili buoni
«(Tempi antichi , de’quali fi fono dimenticate - Siche in por-
gerti l’immagini di effe Gemme, non debbo tacere le lodi
del Sig. Gio.BattifiaGalefiruzzi Pittore Fiorentino , che hà
continuato di tradurle dagli originali, come già fi compia-
cque nel primo Libro , al quale effetto egli hà vfato ogni Au-
dio,
dio» e diligenza per riportarle da vna piccioSezza appena^
fenfibilc alla villa , in quella grandezza } che tu vedi coru
k medefìme propordoni , e lineamenti. Ma io qui voglio
fodisfare all’ingenuità mia , rompendo le conuentioni del
filentio, e publicando il merito di chi piò fi fludia diafcon-
derlo 3 nell’obligo che deuo al Sig. Gio. Pietro Bellori , il
quale hà delineato vn’altra forma di quede Gemme 5 con la~»
fua eruditione ? hauendomene fauorito con le Annotationi
della prima > e di quella feconda parrei nè io tolgo punto à
me Beffo con tale efpreffione ; poiché partecipo le Ioidi dell*
amico > & adempio Fvfiicio > al quale mi Tento obligato »
Non hò 5 Lettor mio 5 che foggiungerti di vantaggio dà
quello, ehe ti fpiegai con la mia intendone nella prima**
parte , e fe incontrerà alcuna particolare ofleruatione 5 fi an-
derà fpiegando nelle Note 5 nelle quali fi è (Indiato la bre-
vità maggiore per non abufare la tua partenza ; poiché fe fei
dotto 3 baderà l’hauerti accennato i luoghi doue fei fo-
lito fpatiar con l’ingegno ; e fe fei moffo da femplice curio-
lità j à baftanza refìarai fodisfatto nella cognitione di alcuna
monumento peregrino . Viui felice , e prendi in grado
li mio affetto* col quale le mie Gemme ti offerìfeo» e ti dono »
DE LIBRI SYMBOLO » AC TYPO
Exculpfit gemmai ? alias , Jtgnmìt Apollo *
Hoc opus , efi ole a , efi laurea [aera typus .
anno.
I
ANN OTATIONI
SOPRA LE
GEMME ANTICHE
DI LEONARDO
AGOSTINI-
IOVE con l’haftaje col fulmine . Tale fi rappre- j
feaca fpefiò nelle Medaglie con infcrittioni :
IOV1 TONANTI. IO VI STATORI. IOVI
CONSERVATORI . Dipinfero così gli An-
tichi Gioii e col fulmine nella delira 5 per Ia~»
rozzezza di coloro , li quali in altro modo non conobbero
Dio , e non fi afiennero dalle loro colpe 5 fe non folopcr
Io timore del gaftigo 3 vedendo che il cielo irato mandauau
fulmini 3 e percuoteua i Mortali 3 come ben defcriue Petro-
nio Arbitro :
Primus in Orbe TOeos fecit timor 3 ardua coelo
Fulmina quum cadcrent 3 difcuflaque moenia flammis
Atque ittus flagrar et sAthvs .
Onde l’ifieflb Gioue fu chiamato Tonante 9 Folgorante.
Quanto l’hafia 5 onero fcettro, ch'egli tiene in mano 3 ferine
Giurino che Fhafie da principio furono venerate in vece
di fiatile de’loro Dei , e che in memoria di quella prima
religione , aggiunfcro Fhafie à loro fimolacrL
A POLLINE con la lira, e Sacrificio . Quello Dìo , fue- Z
lata la fuperiore parte del corpo in vaghiamo atto } muoue
le corde della Teftuggine pofata fopra la fila bafe . La^
A Don-
z
GEMME ANTICHE
Donna, che porta in voto il fanciullo nudo entro il bacino?
ò patera? pare che fi poflfa adattare alla Pitia, ò ha Sacerdo-
tefìfa di quedo Dio , fecondo l’antica fuperflitione de’Cre-
tefiobligati per loro voto, ad offerire ogn’anno ad Apolline
le primirie immane ? come và memorando Plutarco nella
vita di Thefeo, & accenna Platone nel Phedone . Può rap-
prefentare ancora altro limile voto à quello Dio .
APQLLINE, c M ARSI A la prefente Gemma non folo
fi rende curiofa per la fauola di Marita legatoal tronco , ad
elfere fcordcato in pena del fuo ardire, pareggiatoli ad
Apolline nell’eccellenza del canto ; ma perche fotte la»,
forma di quello Dio, vien figurato Nerone Citaredo, il
quale fommamente pregiauafì della Malica , e di edere lo-
dato perle vittorie nella feena . Laonde egli non folo com-
paruene’teatri , ma andò à ricercare le corone in Grecia
nelle folennità de’Giuochi , facendoli inalzare flatue in
fembianza di Citaredo , nel quale habito , e con la cetera
nelle mani cosilo vediamo nelle fue Medaglie, adulan-
dolo Seneca in perfona deH’iftdfo Apolline :
Ille nubi /Imìlìs vultu , Jimilfque desore •>
Nec canta , nec voce minor .
Reda appefa al tronco la doppia tibia di Marita in foggia
di trofeo , e dal Tedile pende vna mafehera di Sileno , con-
forme lo delfo Marita vien qui figurato in fimiììtudme di
Sileno con la fola coda, non in fembianza di Satiro ca-
prino , quale in alcune flatue fi raffigura , fecondo il piacere
de’Scukori, e de’Poeti, che lo finfero : Alli piedi di Apol-
line vn giouine piegando vn ginocchio à terra , da efifo ri-
cette il coltello per ifcorticar Marlia.
Vogliono che quello fi a il fuggello delPidefiò Nerone, e
di tal parere fu Guglielmo Choul nel fuo difeorfo della Re-
ligione antica de’Romani , portando il medeftmo impronto
da vn’antico fuggello , in cui fi leggono li nomi , e titoli di
Nerone: NERO. CLAVDIVS . CAESAR . AVGVS-
TVS GERMANICVS . P. MAX. TR.P. IMF. P. P. li
quali
FIGURATE' 3
quali nomi emendo canati dalle Medaglie di quello ìmpc-
radore, rni fanno dubitare dell’antichità dell’intaglio . Il
Gorleo nella fua Dattiliotheca inferifcel’iRelfa fuggello da
vn? Agata Sardonica intagliata da due lati : dall’vno le»
tede di Nerone , e di Agrippina fua madre con vna fldla.
Se vna lira; dall’altro lato Marlìa, & Apolline nell’atto
iftefto 3 che qui vengono figurati . Ma quello nofiro Nero»
ulano fuggello antichiRìmo » e belliflimo èfcolpito in dias-
pro rollo , eli conferua nella Dattiliotheca di Monfìg. Ca-
millo Maffims } del cui illuflre merito altroue habbiamo
parlato .
LIRA DI APOLLINE fcolpitafra ducDelfìnbed vnToro» v
Lafciando l’altre ragioni al concetto della noRra lirajli Del- s
lini fono con fecrati ad Apoliine per lo diletto, che hanno
della mulìca, onde qui formano la lira ? e circondano k
fonore corde. Vogliono che AnRtrite per ferbare la ca-
rità fua> fuggendo le nozze di Nettunno, e perciò dfendoli
afcoRa 5 foRè ritrouata dal Delfino 5 e che in premio quefìo
Dio lo collocalfe in Cieio, oue lì chiama fegno malico s per
compire con none Relle il numero delle Mufe . Diedi an-
cora che il Delfino amando la foauità del canto , falualfe
Arione , tirato dall’armonia della fua cererà 5 portandolo
al lido : così Ouidio deferiue l’vna > e l’altra fàuola nel fe-
condo de’Fafii :
£)ucm modo efiatum Jltllìs Delphtna vìdebas 5
Is fagiet vìfus no irte fequente tuos ;
Seufuit occulti s felix in amoribur index ,
Lesbida cum Domino 5 feu tulìt ille lyram .
Quanto il Bue 3 vogliono ancora che Mercurio formaRc la
lira dalle corna de’ Boui di Apolline, à fimilitudine della
TeRudine, e che in honore di elfo Mercurio, fofie collocata
in Gielo. Lyram inter adira collocatam dicunt propter honorem
Mercuri], qui eam condidìt ex Tefìudinis fimilitudine, de Apoi -
Unis Boum comibus.Czio CaRìo Baffo ne’Phenomeni Aratei.
Era il Toro Burrificato ad Apolline, come efpone EuRa-
A 2 rio,
4 GEMME ANTICHE
tìo > per la ragione che colciuando la terra , accompagna il
Sole alla generatione ; fé non vogliamo dire che quello ani-
male lì a fcolpico nella lira in contrafegno delle vittorie del
canto; poiché li Poeti Lirici vincitori nelle contefe della^
malica hebbero in premio vna Giouenca .
L’ armonia di quella celelìe lira mone P animo mio à
gli olfequij dei Signore Commendatore Abbate Caf-
Eano del Pozzo vgualmenteillullre per la dottrina , erudì-
tione , egenerclìtà decollami, il quale lì è degnato di ar-
ricchire quella Dattiliotheca col dono di sì rara gemma.
Ma egli è ben degno di Apolline , e delle Mufe , alle quali
da albergo nella fu a cafa , oue col teforo de’più dotti li-
bri , e con volumi d’immagini immortali redituifce in vita
quanto il Tempo hà fepoko in vano. A così degna lodo
concorre feco il Sig. Carlo Antonio del Pozzo fuo vnani-
rne fratello , il quale portali meriti de gPAui > e con le lue
virtù , e generofa pietà accrefce io fplendore della fua no-
bililfima famiglia .
5 FARFALLA SOPRA LA LIRA. Vogliono che nella
prelente immagine fi contenga il fatto di Eunomo Citaredo,
il quale fuonando in Delfo , rottali vna corda , fu fupplito
il fuono da vna Cicala : Ma diuerfo raflernbra il (imbolo di
quella Farfalla, c meglio fì appropria alla Filofolìa di Pitta-
gora, il quale era di parere , che Panima humana folfe com-
polla di numeri, e di armoniche proportiom intefe nel fuono
della lira ; nè folo à Platone piacque limile armonia , ma fu
da Macrobio attribuita à tutti gli antichi Sapienti : così nel
fogno di Scipione : Item nullus fapientum unì m am ex Sym-
phonijs quoque Mujìcis confiitìjje dubitauit : inter has non
parux potenti* ejl , quae . Ne meno vi fu alcun
Saggio, il quale non approualfe l’immortalità dell’anima,
e quella lìmboleggìarono nella Farfalla, che rinafce fempre
dal proprio feme > e fenza mai venir meno, ritorna à nuoua
vita . Onde nella n olirà gemma yedelila Farfalla con Tali
dì Refe à volo fopra la lira .
ERA-
F I G V R A T E.
5
ERATO toccando coi plettro le corde della Tertudino $
efercica liete danze, e tale Virgilio la deferirle.
Plecìra gerens , f aitai pede , carmina vultu ,
Così interpretiamo quella figura , quando altri non voglia^
più torto che fia vna Citarirtria, e faltatrice .
CITARISTRIA . La bella maniera di quello intaglio,
non in pietra dura , ma in parta di vetro , fi rende cofpicua '
col nome del fuo eccellentiilìmo Artefice fcritto con li fe-
guenti caratteri onicac rnoiEi . Onifa fece . Sopra vn ba-
rarne nto vedefi collocato vn Eroe ignudo , e fembra_>
l’elmo in capo all’vfo Greco, poiché li Greci erano foliti
dirizzare limili fiatue, e monumenti eroici , memorandone
alcuni Paufania . Pare adunque che la Citarirtria canti le
lodi di alcuno Eroe al fuo monumento , e fe ne raccoglie il
cortame da Omero nell’Vlifsea, quando finge chele Mufo
cantino al fepolcro di Achille .
Trouafi ancora in Paufania che Sparta,da cui prefe il no-
me la Città di Sparta, era figurata in vna donna, ehe fuonaua
la lira , e fi vedeua il fimulacro di effe in Amicle ; e forfè
da qualche Spartano fu rapprefentata in quella immagine
apprefTo la rtatua Eroica , & al monumento del fuo marito
Lacedemone, l’eroico fepolcro del quale era in Therapene .
Vna limile Citarirtria, òLirirta fi vede nelle monete di
Lesbo , riputata Saffo poetelfe inuentriee del plettro , e
del verfo Saffico . Abramo Gorleo porta Pirteffo fuggello
cauato da vn niccolo , ma in vece della flatua dell’Eroe al
monumento , vi è collocata vna vittoria, la quale folleua
vna corona , forfè per coronamela fuonatrice vitcoriofa nel
canto , ò per altra limile cagione, la cui certezza nella.»
fua antichità è incerta .
TALI A tiene in mano la mafehera comica petafata , la S
qual lama neH’irteffa fimilitudine fi vede ancora nel Coro
Satirico di Bacco. Quella Mufa era Prefidente alla Comedia.
ORFEO. Non folo i monti, lefcluc, e le più crude 9
fiere veniuano tirate da Orfeo alla dolcezza del canto , ma
egli
6
GEMME ANTICHE
egli potè addolcire Cerbero sii la porta dell’Inferno > paf-
fando ad ammollire Plutone , per ricondurre in vita la fua
cara Euridice , fecondo le Emioni de’Poeti . Onde Orario
cosi celebra la Tefludine di Orfeo :
Tu poles Tigreis comtefque fyluas
r. Ducere , & riuos celeres morari .
CeJJit ìmmanis tibi blandienti
lanitor auU .
Cerberusy quamuìs furiale s centum
Munìat angues caput eius , atque
Spiritus teter , fameque
Ore trilingui .
Orario , e Virgilio dipingono quello Trifauce con le chiome
ferpentine, le quali però non fono cfpreffe in quella, e
nell’altra immagine di Ercole , che vedremo apprelfo . La
fafcia , ò diadema , che cinge il capo di quello gran Can-
tore fu attribuita anche ad Omero , & ad altri Foeti , e Fi-
lofof, come nelle loro immagini fono ritratti .
MERCVRIO fedente fopra l’Ariete. Riferifce Paufa-
nia, che nella Beotia apprelfo i Tanagreifu il tempio, e
la fatua di Nettunno fatta da Calamide inlìgne fìatuario
con vn’Ariete sù le fpalle , perciò cognominato
cioè portante l’Ariete , poiché quello Dio gli haueua libe-
rati dalla pefilenza, portandolo intorno le mura della.»
Città . Laonde ogni anno nella folennità della fua fella lì
eleggeuadiloro vn giouine il più bello, il quale con vn
Agnello su le fpalle in quel modo , per memoria , giraua
intorno le mura. Ma l’ifelfo Paulània riferifce diuerfara-
gione di vn’altra fatua di bronzo , che era in Corinto dell’
ifelfo Dio fedente apprelfo l’Ariete ; poiché credeualì che
Mercurio conferualfe, & accrefcclfe il gregge , corno
Omero nell’Iliade defcriue Forbante Padre d’Ilioneo ric-
chilfimo d’armenti, perelfere più d’ogni altro Troiano caro
à Mercurio .
Hic
7
figurate.
Hic /ibi natus erat pecoris diti ([ime Phorbas y
§hiem /ibi pra cateris carum C y Ilenia proles
Ditauerat T eucris
La noftr a Corniola rapprefenta Mercurio non in atto dì
portar l’Ariete sèi le fpaiìe , ma con modo diuerfo fedente ,
e diftefo fopra di elfo , quali nume tutelare dell’armento «
Scriue Artemidoro che il Montone ritiene alcuna qualità
Mercuriale, effondo animale veloce: velox e/i animai >
eique Mercuri '] fpecies creditur ineJJ'e . Si aggiunge che_->
rÀriete denotando la Primauera, conuiene à Mercurio,
perche in tale (Cagione fi tofano le lane. Tertulliano nel
libro de Pallio narra , ch'e Mercurio hauendo palpato vn’
Ariete , dilettatoli della morbidezza , tofalle vna peco-
rella, e riducclfe la lana in fila habili alla tellura : Mercu-
rìum autumant forte palpati Arietis mollitie delefiatum ,
degluba/fe oueculam , dumque pertentat quod facilitai ma-
teria fuadebat , trafili profequente filum elìqua/Je . Ond’egli
fu tenuto lo Dio del Lanificio , e delle ricchezze infierne ;
poiché ne’cempi eroici quelle, come fi è detto , confifteuano
ne gl’armenci , e nelle pecore , dalle quali prefe il nome la
pecunia; onde appretto Mercurio , e l’Ariete nel nolìro in-
taglio fi vede fcolpita la crumena .
ARIETE di Mercurio cosi le fpìghe. Effendi olì nell’ante-
cedente immagine riferite le ragioni dell’Ariete di Mer-
curio intorno il lanificio, bora inuefiighiamo il fenfo delle
fpighe , le quali prelfo l’Ariete (puntano dal fuolo . Per
quanto dunque ci è permeilo d’interderne la ragione natu-
rale , diciamo i che nel fegno ideilo dell’Ariete, fpìgan-
dofi il grano , che prima era in herba , viene à folleuare il
gambo ‘per la virtù del Sole, riputato l’iftelfo nume con
Mercurio . Onde Martiano Capella lo chiama Dio della
Primauera : tane vero confpiceres totius mandi gaudi a coirne-
ni re t nam & tellus floribus luminata , quìppe veris Deum
coitfpexerat fubuolare Mercurium . Di Mercurio in qualità
folare diffufamente ferine Macrobio , e con non minore
crudicione il dottiamo Geronimo Aieandro nella Tauola
He-
8
GEMME FIG FRATE
Meliaca . In tal modo era venerato Mercurio come Genio
fupremo della generatione, e fecondità, (òpra di che addur-
remo in proua due mitteriofe medaglie di Clodio Albino ,
chiunque le fimboleggiò fu molto erudito in vnire la virtù
del Sole , di Mercurio , e di Nettunno fopra la terra , e la
fotta n 23 feconda della Natura nel produrre i frutti , e le
biade . In vna vedett vn giouine coronato di corona ra-
diata in fimilitudine del Sole , nella delira tiene il caduceo
con le fpighe del grano , nella finiftra il tridente con lettere
intorno SAECVLO FRVGIFERO . Nell’altra vedefì
rifletto giouine , in vece di raggi , coronato di torri3 in qua-
lità del Genio della terra; tiene' anch’egli nella delira il
caduceo con le fpighe del grano j e nella finittra, in vece
del tridente, ilrafiroalla cultura della terra ittetta, per
fecondarla di biade, con lettere SAECVLO FOEGVN DO«
Siche in quelle due medaglie lì comprende la congiuntione
di Mercurio, e del Sole, comeGenij della Natura, e de
gli elementi , e la loro vnita virtù in tutte le cofe , che la
Terra produce . Per li raggi folari s’intende il calore igneo;
per lo caduceo con le fpighe l’aria rifcaldata dal Sole, la
quale attrae l’humore intefo nel tridente di Nettunno, 3z in-
ficine tira fuori il feme , e le biade . La corona di torri non
hà dubbio che non denoti Cibele^ e la Terra madre, fi come
ilrattro è lìmbolo della cultura, ò fia Agricoltura c della fa-
tica degl’huomini , dalle quali cofe tutte deriua la fertilità
de’campi e la gcneratione di frutti , che credeuano proueire
da quelli Dei all’humano alimento . Sembra però molto à
propofito quello, che Icriue Remigio Monaco riferito dall’
Aleandro al citato luogo di Martiano Capella fopra Mer-
curio Dio della Primauera Prefidente della femenza dell’
herbe, e delle biade : quòd & ipfefertur praejje feminibus
metri s , & terra •> & ìpfceft di&us Fauonìus . Perciò mi
perfùado che à Mercurio fia ftato attribuito il cornucopia
colmo di frutti con emblema , e titolo di felicità , onde nel
mio Audio di antichi metalli ferbo il fimolacro di quello
Dio con la tetta petafata, e tutto il petto ignudo dalla
eia-
F I G F R A T E.
9
clamide , a lacerna . Sotto il petto ifìeflò di qua , e di là
forgono due corna di abbondanza , pieni di poma , e di fpi-
che 5 e fopra il petalo fnoda il collo vn Oca (imbolo della
vigilanza., .
GALLO DI MERCVRIO . Era quello vccclìo nella tu- 1 z
tela di Mercurio , come vogliono Fulgentio , & Albrico Fi-
lofofo. Luciano nel fogno , non folo à Mercurio confacrail
Gallo , per la vigilanza , ma lo fa fuo AlFeffiore , e miniftro
de’preftigi , & inganni , facendo inuifibile chi haueffio
portato la penna più longa della fua coda . Contuttociò il
maggiore fuo pregio è la vigilanza > elTendo quello ani-
male vigilantiffimo , e come dice Proclo , partecipe della^
natura del Sole . E quella qualità li conuiene al Merca-
tante , per fare acquillo nelle merci , e ne’ traffichi >
elfendo necelfario Felfer dello, per isfuggire i danni , e pre-
uedereì'vtile nella mercatura, come fi è detto nell’imma-
gine antecedente dell’Oca confagrata all’ifteflò Dio .
Quanto la fpica del grano, che il Gallo tiene nel rollro ,
quella ancora appartiene alla vigilanza dell’Agricoltura ,
demando egli col canto, auanti l’Aurora, gli Agricoltori alla
fatica , perche lauorandofi la terra ne deriua il guadagno
denotato nella crumena,che Mercurio, precedendo alianti^
tiene in mano .
BACCO, è MERCVRIO in forma di Herma col Fafcino . 1 3
Scriue Erodoto che gli Atenieli li primi de’Greci fecero la
ftatua di Mercurio col membro eretto , e che tal rito ap-
prenderete da i Pelafgi, riferendo fopra ciò vn certo loro
difeorfo, dichiarato ne’mifteri Samotracij . Quefio mimi-
co arcano raccoglie Macrobio dalla natura del Sole ,
dalla fua congiunzione con Mercurio . Pleraque etìam firmi -
lucra Mercuri / (latu quadrato finguntur , folo capite infi -
gnita , •virilibus ere Bis , qua figura fignific affici sm mundi
effe caput , & rerum fiat arem , omnemque vim eius non in
quodam diuerfiorum mini fi eri o membrorum , fied in fola mente
confifiìere-) cuius fiedes in capite efiì . Quatuor luterà eademra -
tiene finguntur , quia tetrachordum Mercurio attributum ere -
B dìtur ,
10 GEMME ANTICHE
ditur ; quìppe fìgnìficat hic numerus vel totidem piagai
mundiyvel quatuor vices temporum , quìbùs annus includitur ,
vel quod duobus aquinolìtjs duobufque foljlitijs Zodiaci ratio
extin&a efi .Vogliono ancora che Mercurio clfendo nato in
Cillcne monte d’ Arcadia, fofle cognominato Cillcnio »
nel qual luogo hauelfe il tempio , e’1 fimolacro col membro
cretto jed altri vogliono che fi chiami Cillenio per la Tua fi-
gura quadrata lenza mani , e fenza piedi , e col folo capo ,
poiché kvXXoi fi chiamano quelli che fono tronchi delle
membra . Confiderandofi dunque Mercurio in qualità del
Sole ,per lo membro eretto; intendeuano la virtù feminalc
di tutte le cofe , e per Io quadrato di Mercurio vengono
fimboleggiate le quattro llaggioni , che compifcono l’anno .
Onde appretto quello Dio fi vede Bacco che l’accompagna
alla fecondità dell’vue , olia vn rultico vendemmiatore co-
ronato di pampini, con vn grappolo di vue , quali rico-
nofcada Mercurio il frutto delle viti , e l’abbondanza del
vino > non meno che del grano nell’anteeedcnti figure^ .
Rella à confiderarfi il noltro Henna non tronco affatto , c
col fole capo , fecondo ferine Macrobio , ma col petto
auuoito nel pallio, ò lacerna , fecondo la defcrittionc di
Paufania nell’Arcad. In Gymnafìo fìmulacrum Mercuri! po»
Jttum eji co habi'tu vt pallium induere videatur , in quadrane
gulamfiguram definens y ncque pedani tenus expoli tum .
14 GALLO DI MARTE; pofa vn piede su’l globo del
mondo , con l’altro tiene vn trofeo . Quello emblema de-
nota la vigilanza necelfaria fopra ogn’altra cofa all’irnprefe
della guerra in preuedere , e preuenire il tutto . Ondo
Marte fignoreggia l’vniuerfo fimboleggiato nella prefente
immagine del Gallo , per elfere ancora quello vccello più
di ogni altro animale pugnace, e guerriera.
2 ^ AMCILI . Le due figure , che portano sii le fpalle gli
Ancili , ancorché pollino appartenere à Sacerdoti Sali; di
Marte, contuttociò non lem brano li Sali; fielfi giouini feelti
fra Pattiti; , li quali armati d’elmo , onero apice il capo ,
battolano con verghe gli feudi. Sembrano più collo due de’
loro
FIGURATE. II
loro Miniftri , li quali , come vediamo , portauano sii le
fpalle gli feudi (tedi , legati ? e fofpefi al baftone , conforme
deferiue Dionifio Alicarnafleo . Inter has peltas , quas ò*
ipfi Salij gejlant , & minìjiri ipforum conti s fufpenfas ferunt .
Tali Miniftri non fono giouini, mahannolunga barba, e
velaci 5 e fcalzi , in vece d’armi, fi cuoprono con la toga
pitta breue, e fuccinta . Della toga pitta de’Salij così Liuio:
S alias duo deci m Marti Gradiuo legit , tunicaque piti ce iufìgne
dedit . Pare che fimil toga folfe commune à quelli Miniftri >
ma breue , e fuccinta ; in elfa dipinti fono vn Tritone , Se
vn Cauallo marino , ouero Pifirice, quali Numa autore di
tal Sacerdotio , elfendo bene inllrutto nella Filofofìa , rife-
rifse il principio delle cole aH’humore, Se aH’elemento
dell’acqua . Finfe di hauer commercio con la Ninfa Egeria,
e di eflere ammaeftrato da elfa, ordinando che dalla fonte
di quella Deale Vertali ogni giorno traeflero acqua , e ne
afpergeftero l’adito del tempio di Verta. La forma degli
Ancilinon fi difeofìa dagli Autori , che l’hanno deferitta
particolarmente nelle incifioni, e concauità laterali Amile ,
come dice Fefto,yfc appellatum , quod ex4 vtroque lettere
ejjet recifum , *vt fummum , infimumque eius latius medio
pateret Dionifio Alicarnalfeo: Ea autem feuto virgato angu*
Jliores baienti laterum cauitates Jìmilis ejl . 11 loro efatto di-
fegno fi vede nelle medaglie di Publio Licinio Stolone ap-
preso Fuluio Orfino,& in vn rouefeio di Antonino Pio . Li
caratteri notati fono riputati Etru fichi , e di fopra rendono il
nome de gli Anelli AKKI LE. Così legge il Sig.Cofimo dell’
Arena Gentilhuomo Fiorentino, il quale da infigni vertigi
con molta lode, va perfettionando l'Alfabeto Etrufco, c da
efio prenderanno fplendore le Memorie Tofcane . 1 6
SACERDOTE DI BACCO. Direi che quelli foffio
vno de’Sileni clamidati , deferirti da Ateneo , fie hauetfeil
caluitio j ma perche alle volte Bacco fu dipinto con la
barba, potrebbe eflere l’immagine di elfo Dio barbato, con
la ferula , e cantero nelle mani , quale fi vede in altre fue
immagini. Fingeuafi Bacco fanciullo , giouine, vecchio*
B 2 e di
12 GEMME ANTICHE
e di ogni età, onde Macrobio, Liberi patrie fimulacrapartim
puerili retate , partir» iuuenili fingunt , pr eterea barbata fpe-
cie , fenili quoque . Così lo figurauano , riputandolo la me-
defima foflanza col Sole, come fpiega lo ftelfo Autore:
fopra di che Diodoro Siculo , & Vlpiano in Demofte-
ne . A quella varia età di Bacco fi conformauano li cori
deTanciulIi, degli huomini , e de’vecchi nelle felle Dioni-
fiache. Della vede lunga fino à talloni Polluce, &Efi-
chio apportano l’etimologia , chiamandola Bafiaride , da
Badare Città della Lidia , douefi faceuano le dette Vedi ,
Onde Horatio à Bacco .
Non ego te candide Baffareu
7 BACCANTE. Alla fimiglianza delle Donne Mimal-
lonidi infuriate, fcorreuano anche gl’huomini nelle Orgie ,
facendo moti incompofti con li capelli fparfi , quale vedefi
il forfennato Baccante,vibrando la ferula. Vn grappo d’vue
gii pende dal braccio, con la pelle del leone, e con vn calcio
rouefcia il cantero, Vi vino per terra . Le dette Mimallonidi
erano cosi chiamate dalfimitare il furore di Bacco :
Ucce Mimallonides fparfi 's in terga c apilli e
Ecce leues fatyri prauia turba Dei .
Onde mi perfuado , che in quella immagine le lettere^
nEMAAAIO quafi MIMA A AIO fia lo Beffo , fecondo la
varietà dei dialetto greco > cioè , imitatore , e Mimallone .
8 SACRIFICIO DI BACCO. Il ruftico Agricoltore verfa
dall’otre il vino entro il vafo,ò carchefio confacrato àBacco,
fecondo rantichifiìmo coflutne de’contadini , li quali offe ri-
nano ogn’anno al Dio Pane , à Cerere , & à Bacco le pii-
micie deliVue , e delie biade , dedicando delubri , altari , ò
bofchi facri nelle loro ville , e poderi , come fi raccoglie da
Enea fori (fa , e da Apuleio così . Ijìe vero nec dijs rara tie-
ni s , qui eum pafeunt , ac vefiumt , fegetis vllas aut vitis ,
aut gregi s py imiti as impartì t \ nullum in Villa eius delubrum
firn ffl >nuliu$ locus^aui Incus confecratm . E Tertulliano lib.de
V IGF RATE.
*3
fpe<5l. Nam cum promifcuè ludi Liberalia vocarentur , hono-
rem Lìberi patris manifejlè fonabant : Libero enim d rujiicis
primo fiebut-i oh benefiàum , quod ei adfcribunt , prò demon-
Jlratagratia vini . Scorgefi nell'immagine vn’ara in forma
di colonnella ; e di quello coftume fu inuentore il mede-
fimo Bacco , che dedicò il modo àGioue, & à Giunone in
vn gran vafo,come fi raccoglie dal Poeta Nunno . L'albero
della vite era confacrato al medefimo inuentore del vino, e
Io portauano nella fua fella, & all'ombra di elfo inalza-
uanfi gli altari , e le llatue . La picciola fiatuetta sii la co-
lonna col membro virile eretto, allude à gli Itifallici , &
al Dio degli horti rullicano compagno di Bacco .
SACRIFICIO DE FAVNI . Sacrificauafi à Bacco il 1 9
Capro, onde quello Dio nella Beotia era chiamato Aego-
bole , fecondo riferifce Paufania i la ragione era perelfere li
Capro alle viti inimico, Ouidio ne'falti .
Rode Caper ’vitem : tamen hìnc^cum Jlabis ad aram ,
In tua quod Spargi cornua pojjìt erit .
Horatio vuole che quella vittima fia di color bianco , come
dedicata à nume celelle .
Voueram dulces epulas
Et album libero Caprum .
SACRIFICANTE tiene il coltelloin mano, e la teda 20
dell’Ariete fotto vn piede,viè apprelfo vnCapro. Quelli ani-
mali, fecondo la diuerfità del grege, erano facrificati da Ru-
llici à loroDei rurali per la cufiodia,e conferuatione degl’ar-
menti . Tra effi Dei rurali , erano principali , Bacco , e Mer-
curio , de’quali il Capro , e’1 Montone furono particolari
vittime, come fi è detto .
SILENO col picciolo Satiro ò Fauno , che à lui parla . , j
Tali afferma Filolìrato fi vedeuano ne’teatri fra le per-
for.e Satiriche ; e Virgilio defedile gli fcherzi di cofloro5
In quella fua pittura.
Ciro -
14
GEMME ANTICHE
Cbroffiis , & Mnafylus in antro
Si Unum pueri fomno videre iacentem .
z 2 FAVNO . Quelli in habito di Fauno con la mano follc-
uata in atto di geftire 5 qua/i voglia accompagnare la pa-
rola col ballo, io penfo edere vno del Coro Satirico,
ouero Sillico , li quali cantauano li ditirambi, cioè verfi
accompagnati da ballo , & armonia, fecondo efpone Ari-
notele nellaPoeticajcosì i’altre limili figure, che fi rifeontrano
in quello libro , appartengono alla feena , Se alla Dramma-
tica poefia . Non tralafcieremo d’accennare, che nello
pompe circenfi foleua ancora precedere il coro di limili hi-
fìrioni per dar piacere alla plebe, come nota l'eruditilfimo
Panuinio . Il bafione ritorto , che quelli tiene in mano,chia-
mauafì pedum , col quale i pallori riteneuano le pecore ne’
piedi.
2 j BACCANTE fcherza col bambino , folleuandolo fopra
vno de’fuoi piedi . Quella è vna della finta fpecie de’Fauni ,
feruendo con gli huomini alla medefima lafciuia , e buffo-
neria della feena :Noi veggiamo hoggì efercirarfi limili pia-
ceuolezze da Ceretani nelle publiche piazze.
24 FAVNO, E CAPRO . Afferma Plinio : sè vn pallore
prende vna capra nella barba, Raltre come llupide fi fermano
tutte . Il Pierio ne formò gieroglifico in fimbolo di timore,
e di animo vinto; febene in quella figura il Fauno fembra
più tolto contrafegno di lafciuia . La detta barba caprina è
chiamata da Plinio Aruncus .
2 5 TIGRE DI BACCO . Erano fpeffe volte gli Dei efprelfi
fotto varie immagini di animali à loro dedicati : Gioue con
l’Aquila 5 Apollo col Corno , e Bacco con la Tigre , come
nella prefente figura vi è aggiunta la ferula , e limile fi vede
nelle Medaglie .
26 BACCANTI . In quello fuggefJo fi rapprefentano Bac-
canti faltatori armati con mafehere al volto , fiondando il
ritorno di Bacco dalJTndie, doue egli fu feguitato da Cori-
bantij e da armate genti - Il primo regge siila Inaila il
ccm-
F 1 G FRATE.-
1 5
compagno, e con la mano gli foftiene la fronte, e’l capo
cadente per rvbbriachezza » li fecondo porta sii le fpalle
vn giouinetto ignudo ,che gli falta dietro con le braccia al
collo.Non può recarli in dubbio che le tre figure prime non
fìano mafcherate d’vna medefìma larua, con elmo, e lorica, e
la maniera della fcoltura clfendo Egittia , ci fìnge Pantichif-
fìme cerimonie di Bacco , da gPEgitij difcefe à Greci , & à
Romani. In vn Marmo antico nel palazzo di Monfignore
Patriarca Camillo Mattimi fono (colpite quattro Baccanti
donne della medefìma maniera Egida , le quali fi danno le
mani per danzare in vn habito lìelfo , e la prima di loro fi
cuopre il volto con vnanufchera barbata del tutto limile
alleprefenti.
SACRIFICIO DI PRIAPO . In quello facrifìcio fi com- 2 7
prende la mifla figura di Priapo , e di Bacco , portando il
tirfo sii la fpalla , ed in tal modo era Priapo venerato nella
città di Lampfaco, Rimando i Lampfaceni > che quello loro
Dio foffe lo fleffo con Bacco , come narra Atheneo . Ma-
gno in hotiore babetur Prìapus in Lampfaco-, quia ex epitheto
idem eft , Diunyfìus Jic dici us , •vt triumphus , <& dythiram-
bus . Nella pompa Dionifiaca di Tolomeo allìfleua Priapo
à Bacco coronato d’Oro >& di ellera in vn carro , & iu vn
altro carro era portato il Tirfo , in altro il Phallo : e fpeffo
quello fi vede ne' mifleri di Bacco; fi chela noflra figura fi
può chiamare Baccophallico , & effendo Tvno Dio degli
horti , l’altro delle vendemmie , da Rullici veniuano ado-
rati , confacrando loro pomi , & vue , come fi vede che fa-
crificano fopra vn'Ara rozza, e rufiicana . Ma la donna, che
cò i pomi nel canellro porta veretri , ò Phalli , riguarda il
colìume di confacrare à Priapo figure ofeene nel modo che
le donne haueuano in vfo .
Obfcenas rigido Deo tabella f
Ducens ex elephantidos libeilis
*Dat donum Lalage
£c
1 6
GEMME ANTICHE
E come foleuano offerire pomi finti di cera , in vece de'na»
turali } così fingeuano le figure ofcene di cera > di creta , ò
d’altra materia , che tali fe ne veggono »
L&tus Arijiagoras natis bene villicus vuìs
De cera j alì a dat tibi poma Deus ;
At tu f aerati contentus imagi ne pomi
Facveros frucìus ille P riape ferat .
28 SACRIFICIO PHALLlCO . Quello intaglio in Entro-
pia è notabile per la grandezza, e per Teccellenza dell’arte-
fice ; febene rapprefenta non degna immagine de’lafciui
Itifallici riti, fopra di che biafìmando Falere cofe, e l’infania
de’mifteri di Bacco , loderemo folo l’artificio delle figuro ,
che fono belliffime,
29 ESCVLAPIO . Vengono in quella immagine rappré-
fentati gli Dei della Medicina , dagFAntichi riputati Dei
Conferuatori della fanità. Vedefì à delira Efculapio nel
fuo portamento folito appoggiato al baffone auuoìto dal
ferpente , ed à finiftra Higia fua figliuola riputata la Salute;
nel mezzo il picciolo Telesforo Dio della conualefcenza ,
r eto'rtpo'g®» » così nominato dal perfettionare la fanità ,
doppo il male > reftituendo perfettamente alFInfermo le
forze , e’1 primo vigore . In tal forma fbieuanfi dipingere
quelli tré Dei infieme, conforme fi raccoglie da Paufania ,
da A riflide, e dalle medaglie, & infcrittioni . JLa tazza,
che Higia tiene in mano era chiamata Hygeìa , vafo della
fallite . Polluce vyela , & appreffo Atheneo M t&uzs-^ov
Mctaniptron , la quale era cosìfacra, come il Cratere di
Gioue. Telesforo fi cuopre il capo col cappuccio chiamato
bardecocullus . La corona di lauro , che fi vede di fepra *
penfo effer dedicata à quello Dio conferuatore, il quale,
fecondo Feflo Pompeo , fi coronaua di lauro , pereffereil
Sauro buono à molti rimedi j ? onero per effere vincitore de’
morbi , come Tenue lo Scolmile di Arillofane in Pluto .
Onde la corona di alloro fu il premio de’Giuo chi Quin-
quennali Politi celebrarli ad Efculapio inEpidauro,doue cre-
deuafi
1 G V R A T E, 1 7
deuafi ch’egli fofTe nato . Le lettere CYZETE ME in vece
di C il ZETE ME lignificano faluatemi , onero datemi vita
d.a fugj v , faluare 5 che era vna preghiera à quelli Dei
della fanità .
SACRIFICIO AD ESCVLAPIO, onero alla Salute ,
Il Serpente fu dedicato ad Apolline, & ad Efculapio , come
à genij ialutari, perche ogn’anno rinuoua le fpoglie ,
fu intefo ancora , per Embolo di buono , e di felice augu rio,
feruendoci l’autorità, di Virgilio, ndl’arriuo che Enea
fece in Italia, quando apparue vn angue intorno al fepol-
ero del padre Anchife, riconofciuto per ottimo prefagio
della fua venuta . Valerio Fiacco, imitando Virgilio, prende
da medefimi ferpenti il buono augurio della felice ira-
prefa dcgl’Argonauti :
‘Dixerat , & fummis frondentibus intuì it aris
Libauitque dapes , placidis , quas protinus angue s
Vmbrarum famuli , Ungili s rapuere corufcis .
Vdefiperò in quella corniola il facrificante, che tiene il
ferpente vicino all’ara col fuoco accefo , e tiene ancora vn
vafetto di vino , ò di altro liquore , come fi dirà apprefio in
altra figura »
SACRIFICIO ALLA SALVTE . Oltre le cofe già dette ì I
di fopra del ferpente fai u tare , fu Efculapio adorato in for-
ma di Colubro, portato da Epidauro, e con Luciano, Arno-
bio così parla in fuodifpregio : Aefculapius ijle-i quem pre-
dicati s , ÌDeus praftans , Sanctus Deus , falutaris datar , va-
letudinum peffimarum propulfor , & extindìor , Serpcntis efi
forma , & circumf cripti one fnitus per terram reptans , canno-
natis , vi vermiculis mas e]i , folum mento radit , & petetore
tortuofss voluminibus fe trahens , atque vt porgere prorfus
pop , partem fui pojlremam conatibus prioris adducit , &
quoniam iegitur vfus ci'bis etìam , quibus vita in corporibus
immovatur fhabet patulas fauces-, quibus cibos tranfuoret-, orìs
hiatibus appetito s . Onde nella Corniola, il ferpente attende
il cibo , che il Sacrificante apparecchia, e tocca col dito in
C terra
Va»
GEMME ANTICHE
i 8
terra nella fcodeila . Nelle Medaglie la Dea Salute viene
fcolpita col ferpente in mano riuolco à cibarli , conformo
fi è detto nell’antecedente figura . La Donna ignuda verfa
dalla patera il vino , ò fia latte, fopra la teda del Montone
dedicato ad Efculapio medefimo , & alla Salute, efiendo
fimbolo di conferuatione per lo fuo buon temperamento
nel fegno celefie, come più diffufamente fi dirà nell’imma-
gine di Abraxas »
32 VITTORIA. La Donna alata , che tiene il Toro- pro-
fetato con vna mano , e con l’altra mano il coltello per fe-
rirlo, non appartiene punto alle fuperfiitiofe ceremonie del
Dio Mitra : che riconofceremo nella fua immagine , ma
rapprefenta la Vittoria? & allude à fiicrificij per ifeiorre il
voto, doppo vinti li nemici . Non ditfimile firifeontra in
vna medaglia di Augufìo inargento col titolo ARMENIA
CAPTA. Vediamo ancora alcune di quelle Vittorie for-
mate in tegole di terra cotta , cauate dalle mine di Roma ,
nelle quali di più vi è efpreffa l’ara del facrificio , e fono di
bellifiìmo iauoro quale è la prefente immagine intagliata
in; enfiali© .
MINERVA. Vedi nel feguente numero .
34- MINERVA GVERRIERA MINACCIANTE. Voglio-
no che Minerua fia così denominata à minando cioè dal. mi-
nacciare, è che fi a chiamata Pallade srea Auv dal vibrar
Fhafia , quale fi rapprefenta nel prefente intaglio . Mar-
nano Gapella defedile il fenfo allegorico dell’armatura di
Minerua con l’hafia , con lo feudo 3 con l’elmo , coiu
l’Egida , e tefta di Medufa
Hinc libi dant clypeum-> f apienti a quod regat orbem ?
Vel rationis opem , quod fpumea prilla pofeat .
Hajiam etiam 'uibrans , penetrabile monjlrat acumen
Lymphafeum magis ejl , feutum circulus ambii.
C doppo e
P ehi or e fa xifea m dicunt horror e Medufam ,
Quod pauidumftupidet fapiens ■ f alerti avulgus
DIA-
FIGURATE.
ip
DIANA EAACDlBOAOS Ceruorum iaculatrix-> & Cer- -, ^
uicida . Alle volte è figurata ignuda , & alle volte vefiita 5 ? '
fecondo la varietà della Luna > che hora fi dimofira à noi
tutta chiaraj & hora Lenza luce s’afconde , e però dico
Omero nelfinno , ch’ella fi vefie , e fi fpoglia le fue lucide
vefii. Del Ceruo fi dirà dopò nell’immagine diDiana Efefia. ^
VVLCANO fabbrica Tarme di .Achille* onero di Enea; 3
così Omero :
Fecit ei gale am fortem temporibus aptam^
Pulcbram , ' variegatarrh fupraque auream
Criftam pofuit ,
HERMERACLIDE . La fiatua di Ercole, che termina 37
dal mezzo in giu , nel tronco quadrato di Mercurio , rap-
prefenta l’vno, e l’altro Dio infieme congiunti, e da Ateneo
viene chiamata Hermeracle, perche Hermis in Greco ligni-
fica Mercurio, Iradios Ercole. Ttouanfi limili fiatile di
marmo grandi rozzamente fatteje quali erano collocate ne
confini , e nelle vie , per efiere Ercole infieme , con Mer-
curio Dio Viale, e Terminale, come fi raccoglie particolar-
mente dairEpigraftima di Leonida :
Qui obhanc properatis viam , /tue ad agros
Ex oppido , /tue ab agris tenditi s ad V rbenr, ( ’curìus ,
N os terminorum cujìodes duo ‘T)/ quorum hìc quìdem Mer-
Vt vides me , hìc autem alter Hercules .
Con quefta ifiefìa immagine Ercole , e Mercurio , veni-
uano ancora duerni nella palefìra , della quale erano prefi-
denti, fecondo dichiara Fornuto , denotatela fortezza ac-
compagnata dalla ragione. Onde Arifiide afferma, elio
per l’amifià , e compagnia loro in tutte le cofe , ellì anda-
ti a no infieme vniti , c formauano vna fola fiatua . Si fono
veduti Ermeraclidà gentilmente lauorati in marmo ; la pre-
Lente fiatuetta , e fcolpita in gemma calcedoni zaffirina,
grande appunto quanto l’immagine, oltre le corniole inta-
gliate , come fi può credere, negl’Anelli dagli Atleti .
C 2 HER»
Uj
20
GEMA! E N TI CHE
g ERCOLE ET EVRISTEO . Quefie due figure rice-
uono intelligenza da due altre Umili {colpite in medaglia di
marmo nel ricco , e nobil Mu-feo deR’Eminentifs.Sig.Ca rd.
Gafparo Carpegna . Sopra la Meta , ò colonna fi aggiun-
ge di più vna ftatuam habito di Donna 3 la quale tiene vru
ancora 5 e dietro la figura , che riguarda; Ercole , vedefi vna
poppa di naue ; che può appartenere à qualche voto de’Na-
uiganti . Mà fé fi attende alla fauola di Eurifieo , parej che
Ercole con la ciana dimefla , gli dia conto delle Tue fatiche 3
dando Eurifieo intento ad vdirlo con la mano fiotto il men-
to . Quefia verifimilitudine però non hà certezza; poiché la
mcdefima figura vedefi {colpita in luoghi diuerfì nelfiifìetfb
atto , e pesamento -
ERCOLE AEONTO0ONOS 3 chiamato da Greci
vccifiore del leone . Quefia fu la prima fatica d’Ercolo
onde Archia^ s.
Non amplius tauricomì grauem rìBum leoni "r
Tarmi date agricola , pajlores , Nomea
Certè enim ab Tlercule optimo certatore ceddit domi tur
Ceruicemferas occidentibus , fr angui atus manibus .
Ma Ercole nella fua età giouenile, haueua prima vccifo
Vn'altro leone, chediuorauagli armenti d’Amfitrione > della'
cui fpoglias’adornala fpalla . Fra le fuperftitiofe figure , Se
Amuleti riputati valeuoli à vari morbùcredeuano cheErcoIe
fuffocante il leone , fcolpito nella pietra delFAnello > gio-
ii a db à dolori colici} come ferme Trafilano ne’ Medicamenti
Naturali .
ERCOLE s E CERBERO » L’vltima fatica di Ercole
■ fu l’Inferno , lo feendere 5 e riportar fuori al giorno Cer-
bero legato } come va defciiuendo Seneca nella Tragedia
d’Èrcole .
Enne grani a monjlri colla pramulcens mann
Adamante texto vincit oblitus fui
Cujfos opaci pr ceni gii regni Canis ,
L?ar-
2 ì
FIGVRAT E*
L’arbore, che è vicino à quello Eroe , parmi che rappre-
fenti l’altra Tua fatica de’ pomi d’oro Efperidi . Le fatiche
d’Èrcole fi trouano fpeffo fcolpite negl’intagli , e gemme,
elfendo quello Dio per la forza fua , tutelare degli Atleti ,
che lo portauano per imprefa negli anelli , quali folfo loro
fauoreuoie alla Vittoria , poiché egli inftituì li giuochi
Olimpici , corfe lo Stadio , e fuperò Anteo nella lotta , la-
fidando per tutto gloriofe proue di fortezza .
ERCOLE , ET AMORE. Gli antichi Poeti per fignifi- 4
eare la forza d’Amore in tutta la natura, lo fecero vinci-
tore non folo de gli huomini , ma degli Eroi , e degli Dei.
In quello intaglio vediamo Ercole , che in vece dei pefo
Atlantico, porta Amore sù le fpalle, il quale piu l’aggraua ,
che le celelti sfere, e lo conduce in trionfo con le mani
legate di dietro all’vfo di fchiauo, formando il trofeo con la
Claua , e con la fpoglia del Leone . Onde colui che vinte
tante fere , e molili , e che non potè edere abbattuto
dall’ira di Giunone , nè dalli duri eommandamenti di Eu-
ri Reo , re 11 a foggiogato, e vinto da Amore medelìmo, come
gli va rimprouerando Deianira apprelfo Ouidio :
§)uem non mille fer£ quem non Stbendeìus hojlis
Non potuit limo vincere i. vinci t Amor »
Tale lo liniero li fettatori della Voluttà , ma altrimente lo
figurarono li fognaci della Virtù.Il lìmbolo ò nota decufsata
efprdlà nel globo , tra la claua, e la fpoglia del Leone, con-
tiene in foofcuro enigma che tuttavia potrebbe lignificare
alcun nome , come in altri caratteri Singolari , e nell’ilielTa
lettera X. fi è conofciuto. Quella nota, cioè il ‘DecuJJìs
fi rifcontra in altra immagine d’Èrcole , efibita da Gioì
Battilla Cafale nel libro de Vetenbus ChriJlianornrrL-*
Ritìbus , che è vn picciolo Ermeraclide , onero Ercolo
Terminale con la fpoglia del Leone in capo, e fotto.vi
è notata la lettera X. interpretata per Embolo di fallite ;
Purché l’Autore di quella gemma ferratore della voluttà,
non habbia voluto fimbolcggiare , la forza , e la potenza
d’Arno-
21 GEMME ANTICHE
d’Amore fopra la Virtù medelìma, di cui Ercole hi ripu-
tato l'Idea, conducendolo così legato. Il numero denario
più d'ogni altro da Pitagorici veniua llimatQsper contenere
in fe tutele perfettioni : così l'armonia della Virtù è in-
tefa nel decachordo , che comprende l’intiero dell'armonia
che proportioni, il cui influito nel mondo lì raccoglie dal
circolo, che quali centro, vi è notato ; ò lia l'eternità della
virtù medelìma , che Tempre li volge armonicamente col
Cielo , e con le sfere . Ma fe altri ftimerà che quel fegno
lia più tolto vna ruota , come li dimohrerà la ruota folare»
al Tuo perpetuo giro , c mouimento nella immagine di Ca-
nopo , e della Sfinge , potremo dire ancora > che Ercole
lia il medelimo col Sole , e che le Tue dodici fatiche li ri-
ferifchino alli dodici fegni del Zodiaco, per li quali egli
trafcorre , e forma le fìagioni , e l'anno -
42, IOLE . Ouidio ne'Fafìi racconta vna ridicolofa fauola di
Ercole femminilmente adornato con le velli di Iole: onde
il Dio Fauno refìò delufo ; ma in propolito di quella im*
magine, ballerà foto rammemorare li verlì del medelimo
Poeta nella lettera, che Dcianira fcrilfe al marito Ercole-
0 pudor hirfuti cojììs exuta Leonìs
Afpera texerunt veliera molle latus :
Falleris-, & nejcìs : non funt fpolia ìfa Leonìs
Sed tua : tuque fera vi A or es : illa tui .
F cerniva tela tulit Lerngis atra venenis>
Ferve gr auevt lana vixfatìs apta colum .
Inflruxitque manum , ciana domitrice ferarum ,
Vidit & infpeculo coniugis arma fui .
Quello luogo fu mirabilmente inimitato dal noftro Tor-
quato Tallo .
Mirafi Iole conia deflra imbelle
Per ifcherno trattari armi omicide ,
F porta il cuoio dì leon , che fembra
Ruuide troppo à sì tenere membra
IO
23
F I G V R A T E.
IOLE. . 43
VENERE ALATA. L’ali fono attribuite à Venere , in 44
qualità di amorofo nume, (imboleggianoil defiderio innato
della procreatione , per edere ella vn ifteffa cofa con.»
Amore , come Lucretio dimo lira ::
Namque voluptatem pr<efagit multa cupido ,
Hctc V enus efi no'bìs-) bine duEìum nomen Amori s .
Trouafi ancora appreso di me vna bellifiima corniola al-
quanto rotta : intagliatoui il volto di Venere , con l’ali
nella fommità della (palla 5 e da canto vi è (colpito vn
dardo dal medefimo Lucretio , e da Poeti Greci chiamato
faetta di Venere. Si conuengono l’ali à Venere , cornea
Nume celefle , per e(Tere fpirito dell’aria pura , nell o_j
fuperiore regione degl’ dementi , come infegna Macro-
bio, e la virtù , che fi muoue à fecondare il tutto nella
Ragione di Primauera , che Io (ìeflTo Lucretio chiama geni -
tabilis aura . Quanto alla placenta, che ella porge à Cupi-
dine , con e(Ta viene ad approuarfì che Amore fi pafee , & è
potente, per dono della bellezza, onde Orario ::
0 crudelis adhuc , & Venerìs muneribus poteri s«
VENERE, & AMORE . Narra Paufania ,che IiSicionij 4)
haueuano vn ornatiftuna , e ricchifiima fiatila di Venere fa-
bricata d’auorio , e d’oro, la quale in vna manoteneua vn
pomo, e nell’altra li papaueri . In quello Intaglio la mede-
sima Dea porge li papaueri ad Amore in contrafegno della
fecondità, che fuccede al piacere amorofo , per eiTere il Pa«
pauero tutto grauido di Temi , fecondo Gnidio lib. 1. M'ec..
Ante f ore s antri foecunda pap attera fiorent ..
Pare ancora che il Papanero denoti il Tonno compagno1
d’Amore, e tale lo chiama N unno nel concubito di Gioue
e di Giunone..,
Et Iouis oculos muljìt Comes fomnus Amorum ,
V t molhs dormirei in Jloribus obleclatus lupi ter
Vir-
2-4 GEMME ANTICHE
Virgilio ancora lo congiunge con Venere , doppo gli ab»
bracciamenti di Vvlcano ;
Optatofque dedit ampie xus -j piaci damque petiuit
Coni ugi s infufus gremio , per membra foporem .
Cosi il Tonno compagno fuccede à Venere , & ad Amore
VENERE VINCITRICE. Vna limile immagine di Te-
tideconTelmo,econ lo feudo li è veduta prima nel rouefeio
d’vna Medaglia greca di Achille, e dopo in vn’altra di Giulio
Celare, & di Augnilo, quali Venere, e Tecide portino Tarmi
fabbricate da V vleano infauore di Achille , e di Enea.; «
Tale immagine fulateflera, òcontrafegno del medelimo
Cefare nella guerra contro Pompeo onde Propertio .
V exit & ipfafui Cafaris arma Vena s.
Arma refurgentis portans <viftricìa Troia .
Trouali quella medelima immagine nella medaglia di Giu-
lia di Tito, con lettere VEN VS AVGVSTA ma in quella
di Giulia Donna vi è efpreRo VENERI VICTRICI.Quanto
alla ragione allronomica di quella figura: Venere tieno
Tarme di Marte, cioè lo mitiga col fuo afpetto, e lo vince ;
poiché , elTendo quello Dio dominatore nella natiuità dell*
huomo, lo rende impetuofo alTire. Ma fe Venere glièvi-
cina,elfa reprime l’appetito irafeibile , e Io la più benigno.
Macrobio infegna , che ne’ dodici fegni celefìi il Tauro di
Venere fuccede alTAriete di Marte per la ragione ideila ,
che quella Dea lo rende manfueto con la fua dolcezza .
VENERE ANADIOMÈNE. In quella immagine di
Venere riconofciamo il difegno di quella celebre , dipinta
da Apelle nella fua patria Coo . Fu Venere chiamata Ana-
diomène, poiché finfero che nafcelfe dalia fpuma del Mare,
e che forgendo dalTacque , con Tvna , e l’altra mano fi ter-
gelle i capelli nell’atto ideilo che fi vede nella nollra fi-
gura . ElTendo però celebre la pittura di Apelle nè verfi
de* Greci , e de’Latini Poeti , à noi ballerà riferir qui
TEpigrammad’Aufonio , che intieramente la deferiue.
Emer -
F / G V R A T E: m
Emerfam pel agì nuper genitalibus vndis
Cyprin Apellei cerne laborìs opus :
Vt complexa manti madìd&sfalìs aquore crines
Humidulis fpumas Jlringit vtraque manu .
lam libi nos Cypri , luna inquìt & innuba ? alias 3
Cedimus-i & form 4 pramia deferìmus .
Scriue Ateneo 9 che ApelJe nel formar quella Dea la ri-
sraeffe da Frine , la quale infuperbitafi perciò della fua bel-
lezza , nelle felle Eleulìne , al concorfo di tutta la Grecia »
fi fpogliafie ignuda , & andalTe al mare , imitando Venero
con le chiome difciolto .
Le lettere, che attrauerfano la figura : TPI.^APA pare che
fiano appropriate à Venere che fi terge i capelli s da fV^ais
Òc ouero capillos tergo y abjìergo . L’altre Ietterò
90BEP0MMA TEBPIMIlAPflPI ®A5I lafcio diuinare à pii!
felice Fdipo , ancorché la prima parola tpcfié&ftfAct fi polla
Interpretare terribilis afpeflus , che forfè allude à qualche
amuleto, e difefa .
Quello raro intaglio in Calcedoni , mi è flato communi^
caro dal Sig. Pietro Santi Battoli , il quale hauendone con**
l’vfata fua eccellenza qui lafciata l’immagine , lo confenuu
nel fuo Mufeo delle cofe antiche 5 delle quali egli è fomma-»
mente ftudiofo , ed intelligente .
VENERE MARINA . Scorre Venere il mare portata da
vna Capra marina , folleuando la delira con vn ramo di
Mirto . Amore apprelfo la fegue nell’acque, flagella , e Sol-
lecita la Capra al corfo, alludendo à Venere , che in tutte
le parti del Capricorno fi diletta d’Amori , & ama giuochi s
e delicatezze . Direi ancora che quella fofle vna delle Ninfe
madre degl’Amori, come defcriue Filollrato , Le Nereidi
Sopra varij mofiri marini , Tigri, Leoni, Tori, Arieti, e
Capri fono Scolpite negFamtichi marmi ? e defcritte da
Poeti , onde Claudiano i
25 GEMME ANTICHE
Nec non & varijs veffa Nereidesìbant
Audito rumore feris : hanc pifce volutam
Subleuat Oceani monjlrum T" artefia T ìgris ;
Hanc timor Aegai rupturus fronte carìnas
T nix Aries : bete cerulea fufpenfa legna
Innatat i hac. viridem tr abitar compie xa luuencam l
Così Ninfe» e Dee dei mare» e Venere tnedefima rico-
nofeiamo fopra Tritoni» e Mofiri marini» fecondo Topi-
nione di coloro » che riputauano il principio delle cofe edere
i’humore ..
49 NEREIDE. Nell'antecedente immagine fi è detto in-
torno le Ninfe »eNereidi » sì che non refta altro che lodare
la bellezza delfintaglio .
50 VENERE TIRSIGERA . Il Tirfo con le {piche, e i’vue»
che Venere tiene con vna mano» pofiono bene alludere al
vulgato prouerbio di Terentio nella perfona di Chremete :
fineCererey&Tìa.ccho friget Venusy mentre cofiui fobrio ediaua
le meretrici » & ebrio ne prenderla diletto. Ma perche nel
Cammeo originale non apparirono» nè fono fcolpite le {pi-
che 3 mà: fidamente col tufo i pampini e Rvue , noi però
ci conformiamo più tofio con queJFaltra demenza: Fina pa -
rant animo / » ò come vuole Achille Starlo : il vino edere
pabolo di Amore . Il Signor Bartolomeo Gini giouine dotto,
erudito » e di molta afpettatione , Segretario deilCardinale
Virginio Orfini » e mentre vide , mio amicilfimo » hauendo
prefo ad efplicare il prefente Cammeo dalla Dattiliorheca
del mede fimo Cardinale fuo Signore » riferifee li due-»
Amori à Cupidine » ed Anterote nati da Venere. Deili tre
filali , che la Dea tiene in mano » riportiamo da effe il fo-
gliente commento .
Che à Venere fiano fiati sdegnati gli firali » non giunge
nuouo,ma à me èparuto»che richiedefie la curiofità d’inue-
ftigare il mifiero dai numero di eiH : che fe fodero due foli»
potrebbe dirli » eder quelli , di cui fa menzione Ouidio nel
primo delie Metamorfosi: Tvnode’quali edendo d’oro con-
cilia
FIGURATE, 27
ciliabeneuolenza , & affetto ; l’altro di piombo induce ab«
borriraeuto , e difprezzo :
Deque fagit tiferà prompfìt duo tela ph are tra
Diuerforum operum : fugatboc ^facit ìllud amorem .
gfuod facit auratum eji , & cufpide fulget acuta :
^uod fugai ìobtufum e fi, &habet fub arundine plumbum »
Ma effendo tre dardi , col numero di eflì panni , che venga
fpiegata la Temenza di Platone , che vuole ? che tre forti
d’Amori fi ritrouino : Vnus diuinus cum incorrupta mente , &
*virtutis ratione conueniens . Alter degeneris animi , & corrup -
tijfimee voluptatis . Tertius ex vtroque permixtus . Il primo
proprio della ragione,hauendo per oggetto l’honerto,è tutto
buono , e ripieno di dolcezze per il poffeiTo di quel bene; ?
che dà maggior perfettione all’animo humano. Il fecondo
per lo contrario , effendo proprio del fenfo , hà per fino»
Pacquifìo di ciò, che defidera godere fregolatamente : onde
effendo impuro , e colmo d’infinite amarezze ? à lui feguono
varij dolori 3 e danni , e fopra il tutto vergogna, "e penti-
mento . Il terzo è quell’Amore , che colando d’ambeduo
le nature, non è così propenfo all’honerto, che efcluda to-
talmente il delettabile , ne lafcia operarè in forma alla ra-
gione , che nieghi affatto le proprie fodisfazioni al fenfo ,
sì che, effendo mirto , produce effetti proportionati alle fue
caufe : dà piacere, e dolorei rifo,e pianto; dolce, ed amaro :
fecondo che èconneffo alla ragione , & al fenfo . Tutto ciò
viene ingegnofamente comprobato da Clan diano , che por-
tando fiotto poetica allegoria querta opinione di Piatone^,
dice nel Poemetto de Nupt. Hon. & Mar. che nel giardino
di Venero :
Labuntur gemini fontes , hic dulcis , amarus
Alter , & infujìs corrumpit meli a venenis :
Vnde cupi dine as armanti fama fagittas .
Siche fe gli Arali amorofi fi temprano in querti fonti di li-
quor e dolce , amaro, e mirto, come dimoflra chiaramente il
verfo . D 2 Vnde
28
GEMME ANTICHE
Vnde cup idi ne a s armauit fama fagittas .
Segue per infallibil confeguenza , che di tre forti fiano gli
Arali di Venere , ciafcuno de’ quali poi fìilla nell’animo con
le paffioni amorofe quelle qualità > ch’hà pigliate dagl’hu-
mori , doue è flato infufo .
Si nobilCammeo conferuafì hoggi fra le Gemme dell’Ec-
cellentiflìmo Si g. D.Flauio Orlino Duca di Bracciano coiu
l’altro di Leda, che apprefTò vedremo .
51 LE TRE GRATIE abbracciate in vn nodo fonocosì de-
fcritte da Claudiano :
I dalia iuxtafamula , triple xqu e vìcijftm
Nexa fui) ingenti requiefcit Grafia quereli .
Ma vedendoli vna di loro armata d’elmo , l’altra col pomo
in mano, hanno dato moriuo di credere eflèr le tre Dee Pal-
lide , Venere , e Giunone , li tre maggiori beni della vita-#
Sapienza, Bellezza, Ricchezza , che non poffono andar di»
fgiunte , ne l’vna fenza l’altre poffederfi , e che il Sauio fola,
l’ottiene, fecondo il voto di Socrate nel Fedro: 0 amice
Pan , & aly omne? ? qui locum hunc coliti s , T)y date mihi ,
'Vt pulcher intus efficiar , & quaeunque extrinfec 'us habeo , /«-
trinfecus fini amica . Diuitem, autem fapìentem' follimi
exiflimem
)f ERMAFRODITO . L’Ermafrodito giacente vien figli*
rato à fimilitudine di Venere fua madre con gli Amorid’vno
fuona la lira, l’altro infpira li calami della Siringa , il terzo
col ventaglio eccita Paure , e nutrifce il fonno . Benché ne’
primi, e puri coftumi de’Romani , gl’Ermafroditi foffero ri-
putati moftri , & abietti fra i prodigi , dopo hebbero luogo
fra le delicie , come ferine Plinio , riceuuti in Roma li viti]
degli Affatici, e de’Greci , che ne formarono ftatue, & ima-
gini. Leggefi vn’Epigramma Greco di Filippo fopra vna
ilatua di vo’Ermafrodito , clf era nel Bagno , portando nel
nome, e nel corpo h doppia natura di Mercurio? e' dà
Venero »
V/ris
2$
F^GF RATE
Virìs Mercurìus fum , MulierìbusveròVenus videor s
Vtriufique enìm fero fymbola mihi parenti s .
Propterea nonabfurdè me Hermaphroditum pofuere
Viris,&mulieribus comunibus lauacris filìum ambìguum *
Vn’altra Ratua antica di marmo di Ermafrodito al natu-
rale , e delicato fi vede in Roma nella Villa Borghefo :
giace in vn letto difieforipofando , fenza occultare l’vna , e
l'altra natura.
LEDA . Gioue amando Leda figliuola di Tindaro Rè de» ^ j
Laconi , trasformoffi in Cigno , e godè del fuo amoro »
come è noto nelle fauole j e dimofira rimmagine nel fenfo
del feguente Dittico»
tAfpice : Leda louem fi Lì a fiub imagìne Cycnì y
In gre mio falfam credula, fouit auem .
Il Cammeo, da cui fi è ritratta quefta bella immagine , con-
feruafi fra le Gemme dell’EecelJentiffimo Sig. D.Flauio Or«
fino Duca di Bracciano , il quale rifplende non folo nel!a_>
grandezza desiatali ? ma infieme ne'varij ornamenti del fuo
nobililfimo fpirito .
AMORE VINCITORE riporta le fpoglie , eli trofeo * 54
hauendo difarmato Marte . Quello che fi è detto auanti dì
Venere Vincitrice, può applicarli bora ad' Amore vincito-
re , e Rendo la medefima poflTanza : e mi pare ù propofito
l’Epigramma di Filippo *
Spoli ante s coelum vide quomodo armis Amor e s
Ornantur , Immortalìum /poli a ferentes %.
Phosbi arcum ferunt , Iouis fulmen , Manu
Arma , & gale am =
Amore fpoglia , e vince Marte 5 mitigandolo , & accompa-
gnandolo con Venere . Cosi lodefcnue Lucretio inuocan-*
do la Dea :
N am
30 GEMME ANTICHE
Nam tu fola potes > tranquilla paceiuuare
Mortale s : quonìam belli fera munera Mauors
Armipotens regit : in gremium > qui f (epe tuum fe
Reijcit eterno deuicìus vulnere Amoris •
5 AMORE SVONA LA LIRA CAVALCANDO IL
LEONE. Due principali potenze di Amore fi propongono
nella prefente Immagine: La prima derma dall’armonia della
fua lira, l’altra dalfimperio, ch’egli tiene fopra gl’affetti , do-
mando foauemente li più fieri, efeluaggi, onde preme l’afpro
dorfo del Leone di tutte le fiere ferodifimo .
Della lira di Amore ci dimoftra vna pittura Paufania nel
tempio diEfculapio appiedo Epidauro, nella quale Paufia-.
illuftre Pittore haueua dipinto Cupidine, che gittati l’arco •»
e gli firali , fuonaua la lira : In eo Paufla pi fiorir opus : Cu-
pido abietto arcu 5 & fagittis , lyramtenens . Così Amore_>
fopra il Leone vedeuafi fcolpito in vna gemma defcritta_,
da Argentario} qui metricamente dal Greco Epigramma»»
tradotto «
fluid video in gemma baci Amor eji auriga , Leoni
Infldet , & freenis ora fuperba regit .
Vnamanus flagro cedit , moderatur habenas
Altera i nulla magis figna piacere queant •
Sed metuo ìmmitem puerum : Mortalibus agris
Quid facies qui fic.corda ferina domati
Contuttociò » più à me piace l’argomento della nofira_?
gemma, oue meglio la Reai fiera diuiene manfueta, non con
rigido flagello , mi con la dolcezza d’armonica lira, infe-
gnandoci , che gl’animi grandi non cedono ad alcun con-
trailo, e che con dolce imperio vbbidifcono al freno ...
Bora douendofi riportare l’vna, e l’altra potenza d’Amo-
re alla moralità della vita humana , ricorriamoà Piatone-» >
& al Tuo Agatone, che nel Comiiuio fi Amore non folo in-
ventore della Mufica , e della Poefia , ma infieme Poetai >
e maefiro de’Poeti 5 donandogli i numeri e l’armonia . E
meglio
P IGF RATE. 31
meglio ancora Socrate nel dialogo della Republica, ouero
del Giulio infegna che il retto Amore per fua natura , tem-
peratamente , e con ragione MulTca ama la bellezza.;:
Reflui autem Amor ipfa fua natura temperate ac mufìcè
amat pulcbrum , atque decorum . Inalza però egli quello
Dio alla fouranità delle sfere , e della celelìe Vrania , alhij
cui proportione , e confonanza lì regola l’anima humana .
La onde Amore premendo il dorfo del Leone , corno
dotto Rettore> e fapientilfimo Mufico tempra la fierezza-»
ed intemperanza delFappetito , chefuriofamente lì volge al
piacere difordinato?onde fegue il Filolòfo : Nihìl ergo furio-
fum-yvel intemperanti <e proprìum re flu Amori ejl admouendu?n .
In confermarione5- e pregio di quello Emblema riportiamo
apprdfo il fuperbo medaglione della Regina. Christina
Avgvsta di Svezia» la quale fuccedendo al retaggio de’fuoi
Regni ) fi rapprefema in habito dì Ninfa fuccinta ) che con
foaue imperio ) mà forte braccio 5 frena , e regge quattro
ferociflfìmi Leoni , rapprefentantì gli fiati di quella vallai
Monarchia col bellidìmo Motto :
NON S I N IT ESSE FER OS.
Refia che riconofciamo graLri pregi del defcritto Cam-
meo , il quale non folo è bagolari dumo per l'argomenta 5 &
allegoria) che in fe contiene , ma è ammirabile ancora per
l’intaglio 3 ed artificio della fcokura , portando Ceco il ca-
rattere el nome dell’Autore Greco , che lo fece : e fcolpì
nADTAPXOC EQOIEI Plutarco faceua : così fc rit-
to in dialetto Dorico in vece di H A O Y T A P X O S .
Nè minore è la Rima , e la lode del Signore, che pof-
fiede sì pretiofa gemma . Il Signor Pietro Andrea Andreini
vgualmente adorno di eruditicne e di ogni nobile fiudio ,
e coftume 5 il quale effondo vfato fauorirmi ? fi compia-
cque à me inaiarla dì Napoli, e dal fuo fcel'to M'ufeoà
Roma , per tradurla in difegno, e per recar maggior lufiro
ali’altrC gemme 9 che rifplendono nella prefinte Opera «
MEDA-
32 AGEMME ANTICHE
56 MEDAGLIONE della Regina Chrifìina Augura di
Suezia^.
IL Gl VOGO compagno d’Amore viene rapprefentato
alato , e conformafì alla deferitone di Orati© , volando
egli inficine con Amore intorno à Venere
Stue tu mauis Erycina ridens
ffuam locus cìrcumuolat , & Cupido «
Tale con la mafehera al volto fi vede delineato il Giuoco tra
gliAmoriin vn marmo antico, vedendoli due fanciulli : i’vno
de’quali Tuona la lira , l’altro fcherza con vna lama nello
mani, fcrittoui , AMOR VENVS, e fopra quella lama-
. LVSVS .
5*> AMORE SOPRA IL DELFINO . Così Amore figno-
reggia vgualmente la terra , e dimoftra il fuo potere fopra^
Eacqueco’l Simbolo del Delfino, fecondo che elegante-
mente deferirle Tzeze :
Nudus Amor , oh hoc ridet , & gratiofus ejl ;
Non enìmhabet arcus , ignitas f agiti as ;
Nec frujlra mani bus cohibet ‘Delphinem , & fiorem :
Hoc enim T erram , ilio vero mare habet .
5 9 CARRO D’AMORE TIRATO DA DELFINI . Negli
antichi marmi fono fcolpiti belliffimi fcherzi maritimi con
Venere, e con gli Amori, li quali frenano particolarmente^
li Delfini perelTere quello pefcein mare, &in cielo, ancora
fegno amorofo fecondo che fcriueOuidio :
f)uem modo calatum Jìellis Delpbina videbas ,
isfugiet vifus noEIe fequente tuos .
Seufuit occultis felix in amoribus index
Lesbida cum domino , feu tulit ille lyram .
Fu anche il Delfino confacrato à Venere madre d’ Amore f
e Dea Marina .
5*0 GENTI CACCIA . Si rapprefenta in quello intaglio
io fcherzo d’vna caccia d’Amori, che follecitano li cani
contro
contro due Cerui,vna VoIpe,& vn Cighiale . Simili giuochi
di fanciulli alati fono fcolpiti ne’pili , e marmi antichi , non
folo di quelli, che appartengono à Venere, à Bacco, & alle
Ninfe, ma lotte, caccie, corfi di nani, bighe , quadrighe
nel Circo , alcuni de’quali efibifce il Panuinio nel libro de?
Giuochi Circenfi . Sopra il cofiume di ellì ci dà qualche^
luce Martiale in quell’Epigramma intitoiatoiTk LudoPuero -
rumcum luuencis , donde lì raccogliecfière (lati in vfo, e che
elfi correuano nel Circo fopra Tori , li quali erano manfue-
fatti da i maellri delle Fiere, ammaeftrando Tigri,Leoni,Pan-
cere à tirare le carrette, come vediamo aurigare ii fanciulli »
fcolpiti ne’ marmi in habito d'Amori . Il fenfo miftico ds
limili fcherzi puerili ci apre Filofirato in quella elegantif-
lima pittura degliAmori,riferendo i loro giuochi alla ragione
naturale , & argomentando che fiano li varij Genij prepoili
alla natura bum aria in tutti gli afletti , come lì dichiara nella
feguente immagine.
GEN1I . G1VOCG . Li giuochi di quefti fanciulli fi fono
delineati da vna bellifiima palla di vetro di colore d’ambra
nello Studio delle Antichità del Sig.Gio:Pietro Bellori . Vi
fono fcolpiti Lottatori , e Pugili ,efprimendo vanamente li
moti delle tenere membra nello firìogerfì con le braccia , e
percuoterli con le mani . Così erano vfati li fanciulli eferci-
tarfi nel Ginnafio , e vi è finto vno di loro , che fa l’vfficio di
Proginnafte, & di Maefiro, affillendo con la sferza, corno
vedremo nella feguente immagine . Vi fono ancora propelli
li premi] à vincitori , mentre vn’ altro porta la corona , e la
palma . Sopra due colonne fono collocati altri premiano de8
vali, chefoieuano darli ne’ facri certami Olimpici ,e Pitij
vn dardo , & vn arco , dono appropriato à gl’Amori . Euul
vn’altro, che druzzola vn cerchio per terra , Se auanti fopra
vn’altra colonnetta è polla vna conca, la quale fembra piena
di humore ,dTendouì vno apprelfo , che vuota vna in altra,,
tazza . Lì giuochi 9 Se efercitij de’fanciulli fi cekbrauano in
Olimpia, e furono introdotti dopo l’età di Fidia Scultore »
che fece ilGioue Olimpiojcome auuertifce Paufania,iJ quale
lì pone
GEMME ANTICHE
3 4
pone alcune memorie, e ftatue de’fanciulli, che confeguirono
la palma nel corfo,nellaLotta,e nel combattimento deiCefto .
Qui fono effigiati tutti nudi in forma d’AinorLcon Tali, forfè
per lignificare il genio, che necefianamente fi richiede à cia-
scuno, & in ogni difciplina, così dell’animo,come del corpo .
Mi unione à quefìa credenza l’immagine fopra accennata di
Filofirato, non meno vaga, che dotta, doue fra gl’altri giuochi
vi fono dipinti Lottatori , e nell’aprirne il fenfo , dice che
molti fono gl’ Amori figliuoli delle Ninfe, li quali gouer-
nano tutto il genere de'Mortali , e che effi molti fono , per-
che molte ancora fono le cofe amate da gl’huomini, e che
l’Amor celefie fi occupa in cielo intorno le cofe diuine . Que-
lli dunque fono per parere di Filofìrato gl’Amori , & Genij
fiumani, e con lui fi accordano li Poeti , poiché Silio Ita-
lico ne defcriue vn’efercito volante per lo cielo :
Mittit fe calo nìueìs exercitus alis .
Starlo ne pone ancora vna fchiera intorno il letto di Venere,
che fempre l’accompagna :
Fulcro, , torofque Dc«e tenerum premit , agmen Àmorum .
Claudìano vuole che vno fia nato di Venere , il quale faetta
gli Dei , e li Regi , e che gl’altri fiano figliuoli delle Ninfe,
€ che ferifehino la plebe degrhuomini per le cofe amate da
<gffi , accordandoli del tutto con Filofìrato :
Mille faretrati ludunt in margine fratres
Ore pares , habìtu fimìles , gens mollis Amovum ;
Hos Nympha pariunt , illum Venus aurea folum
E di diti ille 'Deoìi cflumque & fiderà corna
Temperata &>fummos tugnatur fìgere Reges 9
Hi plebem feriunt i
LOTTATORI» Con quefH due fanciulli vièfcolpito il
Progimnafle , ò Prefetto delia Lotta con la sferza in mano,
Infegnando ad effi li moti delle braccia , e deli’altre mem-
bra e Taleefercido della Palefira era proprio de’fanciulli no-
bili, come afferma Pannenione appreffo Terrendo .
Fac
35
FIGURATE.
Fac perìculum m litterìs >
In Palejlra > m Muficis ,
liberum /ciré equum eft
Adolefcentem :
Scriuc Plinio di Saliamone > che dipinfè Fpìfìatem exercen*
lem Athletas ,
PVTTO GIVOCATOREo
PSICHE. L’ali della Farfalla attribuite à PEche fono Em-
bolo dell'immortalità dell'Anima : come E è detto di fopra^
nell’altra immagine ? tanto per dière di natura aerea , quanto
perche rinafee dal proprio feme immortalmente . VedeE qui
l’Anima fidfa lagata à modo di fchiaua , con le mani di die-
tro» prigioniera delle paflìoni del corpo, e del fenfo iiu
quella vita, non eleuata in alto» ma genufletfa , & humile
alle cofe terrene , come dottamente va filoftrando Virgilio,
la fua celefìe origine , e la carcere del corpo con gli affetti .
Igneus ejl ollis vigor , ò* ccele/Hs origo
Seminibus : quantùm non noxia porpora tardant ,
Terreni que hebetant artusy moribundaque membra .
llinc metuunu cupiuntque dolente gaudentque , nec auras3
Refpiciunt , claufa tenebris , & carcere caco .
CERERE con le Spighe, e con Si Papaueri in mano, viene
dipinta da Poeti Greci , Theocrito :
Et ipfa rideat mani puh s , c V Papanera vtraque mamt
geflans .
Et Callimaco :
Floreas coronas , & Papauera manìbus tenens .
Scrine Clemente Aleffandrino , che fra li doni E offeriuano à
quella Dea > il Papavero era il più accetto : onde Virgilio lo
chiama Cereale Papauer . FauoleggianE moire cofe di que-
fio fiore , il quale gufiate da Cerere , le tolfe la fame , e col
fonno le fè dimenticare il trauaglio della figliuola rapita-- »
Ouid» Fa fi.
56 AGEMME AN TICHE
llla foporiferum paruos ìnitura penatesi
Colli git agrejlileue papauer humo .
"1 ~)um legit obliìo fertur gujìafje palato ,
Longamque ìmprudens exfoluijje famem ,
E il Tonno molto accominodato al nutrimento , fa obliare i
mali , cd è attribuito à quella Dea per elfere i! Papauero ro-
tondo à fimilitudine della terra 5 contenendo innumerabili
lemi dipinti con fimbolo di fecondità , conforme nella figura
antecedente di Venere , e di Amore fi è annotato .
SPERANZA. E aliai frequente l’immagine delia Spe-
ranza nelle medaglie, ma nel nollro niccolo fono di piu
fcolpite le fpige pendenti dalla mano di dietro , propria-
mente detta Spes frugum 5 onde Tibullo :
Spes alìt Agri col as ifpes fulcis credit aratis ,
Semina qua magno f cenare reddat ager .
Horatio . Spem mentita feges . e Manilio :
Necfolum terra fpem crediti inania vota
c Aruorum ingenerai Jludìumi rurifque colendi ,
Semina que in feenus fulcatis reddere ferri s 5
Vfuramque j equi , maiori forte receptis
Frugibus innumeris .
67 FORTVNA. Il corno d’abbondanza dichiara elfere in
mano deilaFortima ogni bene, e felicità . Il temone della nane
lignifica , che hà il gouerno dei mondo > come fi vede in
altre Tue immaginbcol temone iitelfo apprelfo il globo . Pau-
fania racconta che apprelfo il fiume Lilfo , fu già il tempio ,
e la fiarua della Fortuna Gouernatricc di tutte le cofe > & vif
altra ne fii in Atene memorata da Filofìrato . Il primo , che
limboleggsò così la Fortuna fu Bupalo Scultore > ina Gioue»
naie hebbe vna megliore opinione dì colici :
Nullum numen habes : fi fit Frudentiafed tey
Nosfacimus Fortuna Deam > caloqus locamus •
68 FORTVNA D’ANTIOCHIA . Aaeei toyxh antiòkeONV
cioè Fortuna difci\dicrice dedali degli Antiocheni. Quello
co»
F I G V R A T E
37
cognome fu fpdfo attribuito ad Apolline, & Bercele, Geni],
& Dei dteKiKctw ; poiché credeuano, ch’effi difcacciafiero le
cofe nociue, come l’vno faetcò Fifone, e l’altro vocile fiere,
emofiri. Paufania cita Pindaro, che cognominò la Fortuna
Pherepolin Tutrice delle Città , e leggefi predo il Golrzio
toyxh mhti onoAEflN,& apprelfo ilTriftano a r A ©h t o yxh
tepebentihnìIn KApxEAON,Buona Fortuna de’Terebentini
Cartaginefi. Nel refio fi vede la Fortuna in quella forino^ ,
che Lupaio Scultore fece la fuaftatuaà gli Smirnei col polo
in capo, & col corno d’Amaltea » dichiarando ii beni della-.
Fortuna . 11 temone coi globo gli fu attribuito da coloro , li
quali credeuano eh’ ella gouernafie l’vniuerfo, & in quello
modo viene fcolpita frequentemente nelle medaglie , e nelle
fiatue , e col temone ancora fi dipingeua la Fortuna Reduce »
Ma fi rende tuttauia più curiofoquefio intaglio in Entropia ,
effendo fcolpito da ambedue i lati conia Tegnente figura, e la
pietra è ia metà grande deirimmagine,che qui fi vede .
CIRCOLATORE. eytyxi mapkeaae eiphnh. Buona
Fortuna Marcello, pace . Pare, che quefio Marcello folle An-
tiocheno , e che quefia tdfera , ò Embolo gii fofib dato da
qualche Tuo amico , onero amica con pregargli buona fortu-
na, difefa, pace,&profptrkà . Trouanfi alcune pietre anulari
con lettere caue, e di rilieuo coi medefimo augurio di buona
fortuna fenza figura alcuna, ma con femphei nomi . Leggefi
in vn niccolo à caratteri bianchi rileuati eiPhnh Eroe, Pace,
& Amore; firn ili erano gli anelli , che fi donammo dagli
amanti in pegno di amore , & di fede, hauendone Ouidio
formata vna Elegia, che comincia :
Amie formofa digitum vinfìure puelìay
In quo eerifmdum nil nifi dantis amo? . Et nel fine ;
Irrita quid voueo ? paraurti proficìfcere munti s %
Jlla datarti tscum fentìet ejje fidem »
Quelli anelli fi tenevano con gelofia che non follerò mofirati
ad alcuno , come fi raccoglie daH’Afinaria di Plauto adii
patti di quel Giouìne «
Spe-
38 GEMME ANTICHE
Spe&andum ne cui annulum dety ncque roget »
Ma gli anelli , ne’quali fi pregaua femplicemente à gli amici
pacej & buona fortuna fi può credere, che fi daflèroloro
andando lontano ; come era folito pregarli profperità . Si
daua loro ancora il ritratto del volto : come il Tomafini con
Fautorità di Seneca fi ftudia prouare nei fuo libro DeT exeris:
Amicos per egre abeuntibus imagìnsm fu am donajfe indicat Se-
neca Ep* 40. quam fine dubio circumferebant in annuìo . Hora
venendo alla fpofitionedellafigura,pare,che quelli polfa ef-
fere vno de’Circolatori : che couduceuano intorno le Fiero
manfuefatte per piacere del popolo , e per ritrarne guada-
gno. Di vno di colloro parla Apollonio Tianeo apprelfo
Filolìrato, inducendo quel Leone, in cui era Fanima del
Rè Amali s de vno in Egitto, lo mollraua, conducendoio
legato come vn Cane manfuetiffimo ; onde quello Leono
non folo accarezzaua il fuo gouernatore , ma chiunque gli
andana incontro : Vir quidam Leonem manfuefaEìum ex loro
voluti canem quocumque volebat , ducebat . Leo autem non modo
ei j qui fe ducebat blandiebatur , fed cdteris omnibus , qui ob->
uiam accejfiffent , tali modo vir mercedem qudrens , Con tutto
ciò panni più rollo, che la noltra figura ci rapprefenti vno
di quei maellri delle fiere , che le doma nano , e rendeuano
docili , e delire à volgerli ne’giuochi , & à condurre le car-
rette legate al giogo , per dar piacere nel teatro , e quelita
erano Tigri , Pardi , Cinghiali , Orli , Leoni , & Elefanti ,
de’quali intende Marnale Defpefiaculo :
Pitto qubd tuga delicata collo ,
Pardus fujlinet , improbxque T igres ,
Indulge» t pati enti am flagello :
Mordent aurea quòd lupata Cerui ,
fìuod frani s Libyci domantur V rft 5
pt 1 quantum Calydon tuliffe fertur •
Par et purpureis Aper capiftris
T urpes e JJeda quod trahunt Bt fonte s :
Et molles dare tuffa quòd choreas ,
Nigro bellua nil negai magifro :
j9 ut s fpe Eiacula non puiet Deorum ì E
39
PIOVRA T E .
E quell’altro Epigramma del Leone » che cornimela
Ver beva J e curi folitur Leo j 'erre magìjlri ,
Infertamque pati blandus in ore manum .
11 ooftro Gitiocolatore , ò fìa maeflro deirOrfo con vna
mano adopera il flagello» con l’altra tiene l’efca, due pezzi di
carne, incitandolo con le sferzate, & adefcandolo à ballare,^
ì far giuochi, e falti . Egli ha vn braccio ignudo , l’altro fa-
feiato , ed inuolto con vn cingolo di cuoio > ò di ferro per di-
fenderli dagFartigli della Fiera nell’auuentarfì all’efca . Si
cinge ancora lo flomaco , e l’inferìori parti delle gambe, e li
piedi con le calighe dette reticolate , di cui pare che parli
Trcbellio Politone in Gallieno? Caligar gemmata! arine-
% uit » cum compage s reti culo s appellar et .
LIBERTA. La Verga, e’1 Pileo, chela Dea Libertà
tiene nelle mani , rapprefenta l’antico coflume de’Serui fatti '
liberi , pigliando il Littore vna verga chiamata Vindi&a , e
percuotendogli la tefta , e la fpalla, il feruo li copriua il capo
eoi pileo *e diuentaua libero « Glaudiano nel Confolato di
Honorio degantiflìmamente:
Tefajlos ineunte quater folemnia ludit
Omnia Libertas deduEìum vindice nomen
Lex celebrai ì famulufqueiugo laxatus herìlì
Ducijur , & grato remeatftcurior i6fu »
T rijlis conditio pulfata fronte recedit
In ciuem : rubuere gena , tergoque remouìt
Verterà romiffi fall x ìniuria voti »
Qui rapportiamo l’antico coflume de; Giuochi Roma-
ni , quando il popolo affertionandolì à vittoriolì Gladia-
tori, &à perfonaggi del Teatro , gli acclamaua alla li-
bertà ? & il padrone à richieda di elfo popolo , li fa-
ce u a liberi ; il che fi può conofcere da quel vafo , con la_*
Palma, dTendoFvno, e Fabro dato in premio ne’Giuo-
chi : come fi veggono in medaglie diuerfe de’ fiacri certami
Quinquennali > c Pitij limili vali palme, ecotone : Nel
4o GEMME ANTICHE
che è da notarli che li forni gladiatori liberati dall'arena, &
donati rude , non però confeguiuano la libertà infiemo >
fe con doppio premio non era dato loro anche il Pìleo ,
come dittingue il Lipfio con l'autorità di Tertulliano : Et
qui infìgniori cuique homicidce Leonem pofcit , idem gladia-
tori atroci petat raderne ò* pileum premium conferai : Delle
Palme gladiatorie parla Lampridioin Commodo , il qualo
facendo il gladiatore , ne haueua acquittate milita .
7 1 RVMILIA ; Chiamauafi apprettò Romani vna Dea , la
quale haueua la cura dialleuare li figliuoli. Quello nome
deriuò dalla poppa,Ruma dagPAntichi chiamata . O fìa que-
lla la FECONDITÀ , vfandott ne’fuoi facrifìd il latte, come
racconta Plutarco in Romolo . Vedefi nelle medaglie, e
particolarmente ne'rouefci di Fauttina , la Dea Fecondità
con due bambini al petto in limile ritratto , e Venere Geni»
trice , Giunone Lucina.» .
yz DIANA EFESIA. Li Cerili à piedi di quella Statua,
fono vfato (imbolo di Diana j come le torri in capo la rap-
prefentono in qualità di Cibele, e’i velo pendente sii io
fpalle denota i’ombre norurne rifchiarate dalla Luna. Nel
retto quella immagine daU’alcre e differente, poiché in vece
del petto pieno di mammelle , viene puntata, e circondata
da fette fafeie , quando altri non vi riconofca le poppe pen-
denti intorno il collo, come fi vede meglio nell’aitro di fe-
gno impretto nella Diana Efefìa di Claudio Menetrè . Ve-
defi vna medaglia di Gordiano appretto il Trillano, ftampata
in Apamea coi fimolacro di quella Dea»dai collo à piedi, co-
me il nottro, puntato di minuti globi, e quello eruditifs.Scrit-
tore acconfente che fìa così contrafegnato di mammelle per
la fecondità, chiamandoli madre, e nutrice di tutte le cofo .
Nelle tre lettere notate ACT feguiteremo la interpreta-
tione del Sig. Gisberto Cupero nelle medaglie annetto»
alla fua illuttre opera dell’Apotheofi di Omero , interpreta
egli ACTYPHNE Ajìyrene cognome di Diana prefo da_>
Attira della Mifia celebre per lo (acro luco di Diana , di cui
fa mai rio ne Srabone : Sequitur Ajiyra pagus , & lucus Afty~
ren£
F I G V R A T E. 41'
rena Diana Sacer . Ne hà dato lume il Sig. Patino con la.»
medaglia mezzana di Antonino Pio nel cui rouefeio è figu-
rata Diana Efefia con lettere ACTYPHNE .
CANOPO il Dio , & il Genio della natura humida,
veniua però egli figurato da gli Egitti) con la teda humana
fopra di vn hidria ? ò vafo di acqua . Vn piaceuole miracolo
di quello Dio contro i Caldei , che adorauano il fuco , vieti
narrato da Giufiino « Il Grifone fopra di cui egli è collocato >
muoue con la zampa vna ruota , & è (imbolo della Virtù del
Sole , procedendo la generatione delle cofe dal giramento, e
circolationc dei carro folare ; e perche l’acqua > e Fhumore
non può operar nulla in natura fenza la medefima virtù dei
Sole per quello dai Grifone il Dio Canopo è portato .
SFINGE . Gli Egitti) dipìnfero la Sfinge col volto di
Vergine, e col corpo di Leone, denotando la virtù dei
Soie, che dà principio , e termine in quelli due fegni alT
inondatione del Nilo . Della ruota folare, che muoue Tacque
attribuita al Sole fi è detto ndl’anrecedente ritratto .
ARPO GRATE tiene il dito alla bocca in contrafegno di
filentio , & ammonifeeà non parlare. Ouidio cosi defcriuc
la fua immagino .
Quìque premi t •vocem , digitoque /denti a fuadst .
Il Cornucopia denota l’abbondanza de’bcni che dcriuano dal
tacere , e dal parlare à tempo , & giudiciofamente , fecondo
la fentenza del medefimo Poetai :
Exirnia eft virtus pr aliare /denti a rebus ,
Et cantra granì s e/i culpa tacenda loqui .
Del frutto Pefco : pollo in cima la teda di quello Dio fi è
detto di fopra»» .
SISTRO . Le quattro verghe del Sidro lignificano li
quattro dementi , e la rotondità , che li circonda fi con-
forma al cielo della Luna , entro di cui tutte le cofe fi tnuo-
uonoalla generatione.Scuoteuafi però ilSillro ne’facnfici,di-
mofirando die le cofe naturali danno fempreìn moto.il fiore
F Loto
4* GEMME ANTICHE
Loto pofìo nella fommieà denota la virtù del Sole, che com-
muoue alla generatione . Vn belliflìmo Sidro di metallo fi
vede nelMufeodelleAntichità del Sig.Gio:Pietro Bellori, che
In vece del Loto è fcolpito con la figura di vn Gatto in volto
humano, perle ragioni addotte da Plutarco nel fuo Trat-
tato d’Ifide , e di Ofiride » poiché fiotto la forma di quello
animale denotauano la Luna per la fiua variatione , per la
virtù delle fiue fatiche notturne , e per la fecondità . Si dice,
che il Gatto la prima volta generi vn parto folo , appretto
due, tré, e quattro , e confeguentemente fiempre vno di più,
finche ne partorifice fette ad vn tratto > onde viene à parto-
rirne in tutto vcnt’otto , numero conforme la quantità de’
giorni Lunari . Quedo potrebbe parer fiauolofio , ma però
le pupille de gl’occhi fiuoi à luna piena , li veggono rotonde,
e larghe , & à luna mancante, (ceniate , e ridrette . li Gatto
con faccia humana rapprefenta ancora i mutamenti della
Luna edere dall’intelletco > e dalla ragione gouernati .
MITRA . Si veggono in Roma in diuerfi luoghi tauole
dì marmo antiche fcolpite col Dio Mitbra de’Perdani in atto
di ferire vnToro prodrato , che viene intefo allegorica-
mente per la virtù del Sole fopra la terra, e per la fecon-
dità di tutta la natura , effendo Io deffo Dio Ofiride degli
Egitti; ,e Mitra de’Perfiani , come elegantemente deferiue
Sudo :
» ® „ feu te rofeum T itana ’uocari
Gentis Ache meni se rifu , feu pra/lat Ofyrim
Frugiferum , feu Perfeifub rupibus antri
Indignata fequi torquentem cornua Mithram .
Diciamo dunque , che il Bue prodrato è fimbolo della terra
in cui penetra il Sole col fuo raggio, e la rende feconda .Vi c
però figurato il Sole idelfo in quei modo, che da Perfiani
fìiedelìmi veniua adorato col nome di Mitra , e col pileo in
capo vfàto da quella gente, ed in vede fuccinta , fecondo
vien defcrictoda Luciano nel Concilio degli Dei : Mithras
Me Medus » qui indumento Perflco amici us , ac tiara redimi -
F I G V R A T E. 41
tus ejì , Ma Lutano interprete di Statio vuole che il Tauro
fìa il primo fegno celefte calcato , e prelfo nella Primauera
dal Sole, & che per le corna taurine s’intenda la luce , che
la Luna riceue dal Sole iflelfo , con celia di Leone , come in
qualche marmo fi vede ; Mithree fimulacrum fingebatur re-
litti antìs T auri cornua retentare , quo /igni fa ab atur Lunam ah
eo lumen accipere , eum caperit ab eius radiqs fegregari . Erat
enìm Sol Leonis ojultu cum tiara , Perfico habitu , vtrifque ma-
nibus bùui s corna a compnmens : fi qui de m Sol principale fignum
inculcai , & premit Leonem feilieet , ideo quod hic Deus ccete -
ros fui nurninis , & potenti <2 impetu excellat , vt inter reliquas
feras Leo , vel quod fit rapidum animai , Può nondimeno il
Toro hauere tutti quefti lignificati, e dei ce] elle fegno, e
della Luna , e della terra , concorrendo infieme alla gene”
ratione ; onde nel belliflimo marmo della Villa Borghefe iti
Roma, dalla coda del Bue Tergono fuori due fpighe di grano
mature , che non fi riconofcono nella nolìra figura . Calca
dunque il Dio Mitra , e preme coi ginocchio quello animale,
e con vna mando tiene per vn corno: e con l’altra ftringe
il pugnale , e gli ferifee lì dorfo , con che vollero lignificare,
che il Sole nei fegno del Tauro nel mefe d’Aprile , apre la
terra grauida , & col fuo calore manda fuori li femi alla prò»
duttionc delle cofe . Ma perche nelMefe d’Ottobre dopo
la maturità delli frutti , declinando il Sole nello Scorpione ,
li femi perduto il vigore , fono dal freddo rinchiufi di nuouo
à fecondarli nelle vifeere della terra , quello effetto viene
lignificato dallo Scorpione, che fi appiglia alli genitali del
Toro , & fi congiunge alla virtù feconda . Nel marmo Bor-
ghefiano manifefìamente fivedefopra il membro genitale
del Toro lo Scorpione, & di più Torto novelliceli il Cancro ;
poiché in quello fegno nel mefe di Giugno » comincia il Sole
à fimilitudine di elfo, à poco , à poco ad allontanarli da noi?
e la virtù folate diffufa nella Primauera nel Tauro , corniti»
eia à mancare nel Cancro , & affatto nel fegno dello Scoi»
pione fi abbreuia, & vien meno ; fopra che fi veda Macro-
bio ne’Saturnali . E perciò nel medefimo marmo da vn
F % lato
44 GEMME ANTICHE
lato è fcolpita vna face , che fi folieua in aria congiunta alla
tefìa del Toro, dall’altro lato vn’altra face declina verfo
terra congiunta allo Scorpione. Ma feguitando gli altri Gie-
roglifci , e figure nella nofira immagine efprelfe, conforme
la naturale magia de’Perfiani , de’quali fu Principe Zoroa-
fire , vediamo nel medefimo modo dietro il Toro , la Te Mu-
dine intefa per lo tardo moto deiì’Inuerno, e’1 Cane , che
corre à lambire il fangue del Toro ferito lignifica l’alimento
de gli animali terrefiri, come per lo Delfino intender fi pof-
fono quelli dell’acqua . Di qua , e di là fianno in piedi due
giouini pileati , l’vno manda fuori il feme dal membro ge-
nitale , che è il principio attiuo > il moto , & la forma della
generatione; l’altro con vna mano addita , ò tocca il proprio
fino aperto dalla velie , & ignudo, che è la donna nella
concettione , rinchiudendo , & fomentando il feme , & è il
principio pallino , & la materia : il che non può ella efeguire
lenza, il calore ; che riceue di fopra, efpreno nella fiamma ,
che pare nell’altra mano folleuata . Nelle quali figure fi ri-
conofce hauere conformità fra di loro li mi fieri di Afide, e
di Mitra, poiché ambedue fignificauano la virtù folate, e
del calore , e fi fono vedute alcune figure , e fiatuetto
d’Atide col feno aperto dalia vefie, denotando forfè la fua
doppia natura , la qual vefie è limile del tutto alla prefenteo
col pileo Frigio, quali vniforme col Perdano . In alto è col-
locata la tefia del Sole radiata in profilo con la sferza dietro,
con la quale egli fuole concitare i fuoi dcftrieri al corfo,por-
tato velociffimamente , e vinificando col fuo calore "herbe,
le piante , Se gli animali. Di rincontro riguarda la Luna,
che con l’h umidità fua notturna, e conia fua crefeenza
Immetta > & influifee fopra lecofe, e tempera la decita, e’1
calore talare, onde nafee l’harmonia , e’1 temperamento
dell’vniuerfo . Ma il loro congiungimento fi vede piu baffo
nell’altra faccia del Sole rotonda , e radiata con la Luna bi-
corne , che di fotte la cinge, chiamato da gli Egitti; il con-
giungimento d’Ifidc,& d’Ofiride , cioè il temperamento na-
turale s & congiuntione propcrtionata dei caldo , & dell’hu-
F IGF RATE* 45
snido . Sopraffino fette ftelle , ò fìano li Pianeti , ò l'Ethere
col fulmine di Gioue ; poiché il cielo col fuo influ/To infpi-
rando la terra, promoue la fertilità . L'aria viene intefa per lo
caduceo di Mercurio . Lo /frale lignifica l'amore , e’1 piacere
che fi troua negli animali nel propagarli , come deforme
Lueretio :
Denique per maria , ac montes , fiuuiofque rapaces ?
F rondi 'ferafque domos auium , campofque virenteis .
Omnibus incutiens blandum per pefiora amor e m
Efficis , vt cupide generati m fa da propagete .
Se per lo frale non s’intende il Sagittario , che nel tirarla
faetca , lignifica la vita di tutti dipendere dal raggio del
Sole . Sotto Io ftraie vi è vna fìeila con vnAfpide nella^
forma che fi vede efpre/fo ne'Gieroglifici de gli Egittij?intefo
da elfi per buono Genio falutare, poiché il ferpence è pieno
di fpirito igneo fecondo,e nafeendo fenza feme,rinuoua ogni
anno la fpoglia ; e però più fotte , è collocato vn cornuco-
pia da riempirli nella fecondità della /iasione . Di più veg-
gonlì in aria l'Aquila di Gioue, il Corno di Apolline ve cella
confecratogli per la diuinatione, come affermano Plinio , Se
Eliano, e con quefìi vn hafta in forma T. carattere Tautico
infieme falutare , e fecondo , aggiuntoti! fotto verfo la coda
del Toro, vn chiodo viminate, intefo forfè perla conneffione
perpetua delle cofe fuperiori, & inferiori . Eefia in vi timo il
ramo della Palma , nel cui mezzo Ùa appefo vn tefehio di
morte , poiché cosi rhuomo > come tutto quello che nàfce ,
8i fi genera è foggetto alla Morte, Se alla corriamone . Onde
la Palma dimofira , che ella nel mondo ha la vittoria di tutte
le cofe 5 e trionfa onde. Gnidio :
nacque ruit 3 furibunda ruit , totumque per orbem
Fulminai , & cacis caca triumphat equis .
Da quelli Geroglifici fi polìfono confiderare infieme li quat-
tro elementi : il Toro, la Terra ; il Delfino, l’Acqua v, il Ca-
duceo, l'Aria 3 il Fulmine, il Fuoco, e nelle ftelle i Pianeti, fe-
condo
GEMME ANTICHE
^6
condo fi auuicinano all! loro legni « Dietro quella immagine
di Mitra nella medefima pietra è fcolpito il Leone , come
nella feguento.
LEONE MITRIACQ.Quefio Leone così intagliato nella
parte auuerfa dell’antecedente immagine di Mitra pare che
con l’Ape in bocca pofTa alludere all’enigma di San fone rife-
rito dalle facre lettere è forti egre [fa eji dulcedo . Così nella
bocca di Platone , di Pindaro , e dell’ifielTo Gioue nato
mellificarono le Api aufpici dell’Imperio di quello 5 e della
lirica dolcezza di quello. Si potrebbe dire ancora che que-
llo leone così fcolpito fotte amuleto fauoreuole , e felice?
poiché nell’Orofcopo fà l’huomo regio 3 e magnamimo, e
la medefima naturali troua nell’Ape magnanima, e regia.
Douendofi nondimeno riferire la figura à fenfo diuerfo , di-
remo , che l’Ape conuenga con gli altri animali confecrati
al Dio Mitra , di cui certamente è (imbolo il Leone fcolpito
neli’iltefia pietra Elitropia , che porta il nome , e gli effetti
Polari , & perciò fimil pietra era molto in vfo alla vanità
de’Maghi, efiendo Mitra , e’ISolevno fieffoDio, che con
diuerfi nomi venina adorato fotto la forma del Leone . Del
Sole in qualità di Leone difeorrono Oro Apolline, e Ma-
crcbio , il quale dice di più che gli Egitti; comperarono
quello animale nel Zodiaco in quella parte del cielo 3 doue
principalmente nel corfo dell’anno , ferue il Sole con più po-
tente calore , chiamando il Leone domicilio del Sole , e ve-
defi in vna medaglia diCaracalla il Leone con la telfa radiata
col fulmine in bocca, invece dell’Ape, fecondo li diuerfi
(imboli , e milieri . Di Mitra in ferma di Leone paria Ter-
tulliano contro Marcione ; e Porfirio ne’libri dell’Aflinenza
riferifee che gl’Initiati fatti partecipi delli mìfieri dì quello
Dio fichiamauano Leoni . In myfierijs Mìthrx communìonem
quam habemus cum anìmalibus fubindicare volente s , per atii-
malium nomina confueuerunt nos interdijlìnguere , ideò vt eos,
qui cum initiati partlcipes funi eiufdem facrorum , Leone s vo-
cent . Nel marmo Borghefiano in parte deferitto nell’ante-
cedente immagine fopra il Bue profirato fono fcolpiti il
Sole,
F 1 G V 11 A T E 47
Sole 3 e la Luna ne’loro carri, e nei mezzo due figure in
piedi, ciafcuna auuolta da vn ferpente con la tefta di Leone
come era adorato il Sole da gli Heliopolitani , & Leontopo-
litani • Alle quali due figure fono interpone fette are con
altrettanti pugnali fimili à quelli di Mitra , perche forfè col
Sole fifacrificalfe à gli altri pianeti per renderli propitij, e
benigni , rifpetto la potenza che ogni Dio hà nella fua fella
portando con l'afpetto buoni, e cattiui infilili . Così nella
nofra immagine numeriamo fette felle circondate da globi
di caratteri Greci , dalli quali fe bene non fi può trarrò
fenfo alcuno, è verifimile nondimeno che alludino al potere
& al benefico influfib loro . Onde riferifee Damide appiedo
Filofirato , che larca Principe de’Bracmani diede fette anelli
ad Apollonio Tìaneo con li nomi di fette felle , portandone
egli vno per volta, e difinguendoli ciafcun giorno, conforme
ilnomedi effe felle. Furono intagliati va ri j caratteri, &
figure fotto certi fegni del Zodiaco , quadrature , & cof el~
lationi , promettendoli che fodero buoni, à vari) effetti»
onde Plinio condannando la magica vanità , riferifee Topi-
moni d’alcuni , li quali credeuano , che il nome del Sole , &
della Luna intagliato ncll’ametifo , e portato al colio eoo
certe offeruationi folle valeuole rimedio contro li venefici!
le grandini , eie difgratie , e che giouafie à confeguire la
grada , e renderli amabile , e fimili effetti ancora Ipera»
nano dall’Aquila , & dallo Scarabeo incifo nello fmeraldo «
Alcuni Medici , & Af rologi , ingannando , a inaurarono che
la figura del Leone fcolpsta in oro, e portata al collo to-
gliefle i dolori dei calcolo , fe però fofie intagliata in certi
tempi 9 & bore , quando il Sole entra nel primo grado del
Leone • Trafilano medico di non ofeuro nome afferma , che
l’immagine diHercole fìrangolante ilLeone è valeuole al me»
defimo dolore, la qual figura di fopra fièmofirata - Circa
le lettere, di cui habbiamo detto, non poterli trarre fenfo
alcuno, la ragione è perche quelli , li quali vfarono le ma-
gie foleuano ofeurare li concetti loro con grifi, & enigmi,
onde San Girolamo li chiama tormento delle parole , Apu-
leio
48 GEMME ANTICHE
lelo lettere ignorabili , Luciano barbariche , e non lignifi-
canti : Elfi però corrom penano le parole, & li lenii con ri-
folutioni , ò feparando tutte le lettere , con dare à ciafche-
duna di elTe vn particolare concetto , e lignificato , ò com-
ponendole con trafporti , & commutationi , come fe ne val-
fero gli Hebrei nell’abufo della Cabala , facendola parte
della Magia , Da quelli , & dalli Balìlidiani , come riferifce
Giouanni Clifetio nelfuo eruditillìmo libro- delle Gemme
Balìlidiane li troua corrottamente fcritto aoHnai in vece di
aaqonai,& aio . i£1a in vece di iAn nome del Sole vfato ne
verfifacri d’Apolline Clario , fecondo ferine Macrobio, e
frequente nelle figure d’Abraxas. Così ho letto caa com-
mutate le lettere con ordine retrogrado invecediAAc che
lignifica teda , ò fuoco della face , e quelle tre lettere erano
fcolpite in vn Elitropia forto la tefìa del Sole in profilo con
vna sferza , & con vna face . Si che fono di parere che.-»
li globi di caratteri» li quali circondano le fette ffelle di
quella figura liano flati ferirti corrottamente con le mede-
lime trafmurationi , come nelle tre luperiori è fcritto repe-
titamenteTEAKON che puòefferein vece;di TìAimv , cioè
quel bene che appartiene all’vltimo fine , & fi può intendere
che fi preghino influBì di felicità delle Belle > l’altra parola
^iAeAki tiene apparenza di quali habbia forza d’at-
trarre amore » & amicitia . Il che ila detto non per vera , ma
per alluliua interpretatione » lafciando il proprio fenfo à più
dotti , & efperimentad nelle lingue^ .
LEONE MITRIACO . Habbiamo detto nelPantece-
dentc immagine che il Leone era amuleto fiuoreuole , e fe-
lice , e che neH’Orofcopo fa 1'huomo regio, e magnanimo ,
il che fi riconofce nella nafeita di Alefando Magno fotto il
fegno del celefìe Leone . Per quella ragione , come ferme
Tertulliano , egli lo portaua fcolpito nell’anello ; poiché
queBo fegno denota regno , e principato . Leggefi appreffo
Paufania, che per lignificare la grandezza d’animo,ela
fortezza di queiTebani,che combattendo fortemente conti o
Filippo, erano morti, fcolpirono vn Leone nel loro fepolcro
fenza
49
FIGURATE
fenxa altro Elogio , & infcrittione^.
ABRAXAS, onero AMVLETO contro le malie ripa- gQ
tato fauoreuole infieroe , & fortunato . Euui la teda dell*
Ariete Aminone falutare , coi cornucopia di fopra , abbon-
dante , e felice . Il Gallo calca il Delfino , cioè la tempera ,
ò l’odio intefo focto la figura del pefce da Sacerdoti Saiti ;
e la Palma è Embolo di vittoria , e di trionfo contro gl’ini-
mici . Il Gallo di color bianco facrifcauafl ad Anubide?
che era lo Beffo Dio con Mercurio 3 lignificandoli > che ie
cofe fuperiori fono f ncere , e pure > e cosi viene efprefib
nclRimmagine qucflo vccello , come fupremo genio fauo-
reuole. Li Preftigiatori riformano al Gallo la virtù dello
malie ? & adopcrauano vna delie fue penne curue della coda}
come per ifchern© Luciano lo fà affeffore di Mercurio, e lo
introduce à parlare con Micillo , raccontandogli che egli era
il trasformato Pittagera Prefìigiatore illufìre . La tefìa ra-
bicana, & caprina vicino l’Ariete , rapprefenta il Dio Pano
contro il timore, e lofpauento , effendo che Panici chia-
mauanfi certi fubitanei terrori, quali credeuafi elfere do
quello Dio cagionati .
ABRAXAS. Quello altro Amuleto rapprefenta IVccello 8l
IBI DE cirrato, quale E vede ne'Gieroglif ci de gli Obelifchi,
& era dedicato ad O bride , & ad Ifide buoni Geni? , e fa-
lli tari. Calca egli il Coccodrillo , cioè Tifone cattino Ge-
nio , e maligno , fecondo la dottrina degli Egitti; , li quali
credeuano il mordo e/fcre gouernato da dui principi) ; Pvno
cagione del bene , l’altro del male « Era l’Ibide così propi-
no à gli Egittij, che vccideua li Serpenti rsociui, e purgaua
la regione; il binile buono effetto riconofceuano da Gioue
Aminone , che diuora il crestato Dragone moftruofo , intefo
ancora per Tifone , a cui attribuiuano gli animali più cru-
deli . 11 Giano con due tefie lignifica la virtù del Sole , e di
Ofiride daH’Orieme all’ Occidente , nel giorno, e nella.»
notte; la cui religione, e Gieroglìfco dall’Egitto fu tra-
fportata nella Grecia , e nell’Italia^ .
ABRAXAS. Da Bafìlide AkfTandrino Egittio derma- Si
G tono
50 GEMME ANTICHE
ronole moftruofe immagini dei fuo Idolo Abraxas, che fotte
portemele forme , li fuoi fettatori diedero ad intendere fai-
famente e/Tere potentifiìmo à difcacciare ogni male, e ren-
der Thucmo fortunato , c felice. Onde fi troua in più modi
fcolpito nelle pietre de glrannelli fotto gieroglifici , e forme
diOfiride , & di Mitra , fecondo le antiche fupcrftitioni de
gli Egitti) 5 e de’Pcrfiani , non lignificando altro che il Sole,
e i’vno, e Takro nelle lettere del nome, come oflerua San
Girolamo, contengono il numero deifannuo corfò del So-
le. Ma per efpofitione di quella immagine diciamo che gli
Egittij , come riferifee Plutarco » figurarono Ofiride col
membro virile eretto, rifpetto la virtù che genera, e fecon-
da; poiché, fecondo il Filofofo , Iddio , e’1 Sole generano
l’huomo , e tintele cole . Fù il Dio Priapo riputato il me-
definio col Sole ; & Orfeo nelTHinno gli attribuire le qua-
lità Solari 5 rifplendentc nel Mondo , & apportatore della^
Luce . Era iì fogno del membro virile fauoreuole alla fecon-
dità, e foleuano li Fanciulli portarlo appefo al collo, chiama-
to Fafcino > la quale fuperfiitione deriua dall’antichiflìmo
cerimonie di Priapo r e di Bacco. Teneuano di più gii
Egitti) che il Sole fofTe il medefimo, con Priapo, e coi
Tempo, mamfeftandofi dalla virtù fua, che gira per Io Zo-
diaco, e forma l’Anno. Tale fi vede qui con le ali allo
fpalle , & à piedi nel fuc rapidiffimo corio , e come dico
Macrobio, fi dauano le penne à Mercurio per ornarli dello
natura del Sole , che e Bendo la mente del Mondo, è ve-
loce come la mente . Perciò gli Egitti) fingeuano alato il
Simulacro del Sole , le cui penne erano di due colori , chia-
ro l’vno , e rifplendente , quando il Sole circonda la parte
fuperiore del Zodiaco , l’altra cerulea, quando nell’inferiore
parte egli feorre li fegni Hiemali . Regge Abraxas nella.,
delira vno feettro con la teda delPVpupa vccello che per li
quattro colorì nelle penne delia creila, era /imbolo degli
Elementi , e delle Stagioni ; e nella mano finiftra tiene vno
Scorpione . Riferifee Scaligero , che quelle fuperflitiofe fi-
gure, & Amuleti furono in vfo appreffo gli Arabi, da elfi
F LG FRATE. 5 f
chiamati Talifmanì , e che portate nelle pietre de gli Anelli
fcolpite con offeruationi di Lune, e di tempi , Legni, co-
ftellatiomcelefti , e benefiche, prometteuano llupendi effetti
contro li morii de’Serpenti , punture di Scorpioni , colpi
de'Nimici, e rapporta che Hall Aben Rodan guarì vn huomo
punto dallo Scorpione con la fola figura impreffa in vn gra-
no d’incenfo , e che per quello fine la portò fcolpita nella-*
pietra dell'anello con Tofferuatione celefte di quello Legno;
e che vn CoLmograLo Arabo parla d’vna Regione chiamata
Hempts nel terzo clima , e d’vna Città del medelimo nome,
fatta con tale offeruatione che in effa giamai entra nè Serpen-
te, nè Scorpione , e che portatone vno fino alla porta, fubito
moriua . il che hà rifcontro con quello che racconta Tezeo
nelle Lue Chiliadi , di Apollonio Tianeo , che liberò Bizan-
tio , ed Antiochia dalle Cicogne , e dalle Zanzale , facen-
done Lcolpire alcune di marmo . Quella figura dunque, come
lì vede , con vna mano tiene lo Scorpione offerirne il Luo
afeendente, e con l’altra fi trapaffa , e fenice ì’vna, e l’al-
tra cofciacon vn fido , ò chiodo lungo , e quello era Amu-
leto contro l’offefe de’ncmici , effendofi trouati alcuni di
limili chiodi, coltelli ; & altri llromenti di metallo Legnati
con numeri Magici . Diremo dunque chela fuperllmone di
Abraxas effendo del tutto limile à quella di Mitra , l’imitaf-
Le ancora nell’effufione del l'angue , e nel fèrirfi . Egli è cer-
to che ne’Sacrificij Mitriaci fingeuano di ferirli , e di vcci-
derfi , come in Lampridio fi legge di Commodo , che nono
fintamente , ma veramente diede morte ad vno di quelli Sa-
crificanti Sacra Mìtrìaca homicidio vero polluit , cum illic
ali quid ad fpeciem timons 5 vel dici vel fingi feleat , e nel
medelimo modo l’illeffo Commodo volle che vn Bellonario
veramente fi fenile il braccio, li quali foieuano ferirli firn li-
etamente. Hora ci iella adire delle due braccia diflefeo
dietro le ali con le maniche impugnano due fcettri,ò bafloni
dal lato deliro , e dal finillro,le quali ci difegnano la potenza,
del Sole dall’Orto ail’Occafo ; poiché la delira , e la lìnilìra
per parere di Pittagora, e di Platone lignificano l’Oriente, o
G s “ l’Oc-
5 2, GEMME ANTICHE
l’Occidente. Sotto li piedi alati della medefima figura fi
volge in giro il Serpente , che fi morde la coda , folito Ge-
roglifico del perpetuo riuolgimento del Tempo , e dell’An-
no . Quattro Animali s’includono dentro il Tuo circolo , il
Cancro , il Cane , il Corno, el quarto. .... 11 primo
di eiìì 5 cioè il Cancro è frequente nelle figure di Abraxs »
c di Mitra ? il quale, fe bene fi confà più con la natura della-,
Luna, che del Sole , contuttociò fecondo gli antichi Aftro-
nomi influifce gratia , e potenza contro gl’inimici , metten-
doli in fuga , e per tal cagione lo fcolpiuano ne gli Anelli .
Apprelfo li Platonici difegna il natale degli huomini ; perfi-
die voleuano, che ['anime per le porte del Cancro, difcen-
delfero in noi} come per lo Capricorno, palfalfero quelle de-
gli Dei. Il Cane era riuerito dalli Cynopolitani , che fotto
la forma di elfo adorauano Anubide , e’1 Sole ; e quello
Amuleto era fcolpito per difefa , e virtù militare di fortezza,
fi come il Lupo era didicato à Marte . il Conio era confe-
cratoad Appolline , vcceilo aufpicatiflimQ, c di buono au-
gurio , & è molto frequente ancora nelle immagini di Mitra,
e di Abraxas.
o , CARATTERI MAGICI . Quelli caratteri fono inta-
° J gliati dal lato auuerfo dell’antecedente Gemma deferitta , di
Abraxas , dalli quali non ci e {fendo riufeito ridurre fenfo
alcuno, ne lafciamo l’interpretationc à più Eruditi } hauendo
nella fuperiore figura del Leone detto le difficoltà , per lo
quali ìe lettere Magiche non fi rendono intelligibili .
gq MENSA SACRA EGITTIA . La tiene in mano il Sacer-
dote, come nelle due Seguenti Figure .Si è intagliata così
à parte, perche meglio fi comprenda la forma delle cofo ,
che vi fono foprapoite , conforme appreffo efporremo .
8 5 SACERDOTE EGTTTIO . Vedi a! numero feguento .
SACER DOTE EG1TTIO con la Sacra Menfa . Sidimo-
Ara la prefente Figura in due vedute , perche apparifea da_,
ogni lato con li fuoi Gieroglifieifinfieme con la fuperior parte
della Menfa Sacra fegnata al nomerò antecedente,dafla quale
comincieremo . Sopra di dia dunque pofano due Hidrie , ò
Vali
53
FIGURATE.
Vali d'acqua, due fafcetti di Spighe di grano? e nei mezzo
vn Candirò con Pani ? ouero Pomi , e Tocco vna mifnra di
cofe liquide . DalForlo della Menfa medclìma , e dallo
mani , e braccia del Sacerdote pendono frondi , e fiori ? &
animali aquatici > etra quelli il Loco Nilotico, Tei Vccelii
limili alFAnecre , & due Pefcu Fu opinione de’Sapienti
Egitti] , che la Natura numida folle cagione di tutte le
cofe, come va decorrendo Piutarco nel trattato d’Ilìde,e
di Olìride, onde Homero, e Talete infinteti nelle difei-
pline Egittie , affermarono , che l’Acqua folle Hata origino
dell’Vniuerfo - Voleuano di più gli Egitti], che Olìride,
e'1 Nilo folfero vn medelìmo Dio, e principio d’humoro ,
il quale congiungendoli con Ifìde , che è la terra , con l’ir-
rigatione Tua ,la rendelfe feconda alla Generatione. Per
quella cagione sii la Menfa fono collocate dueHidrie d’acqua
del Nilo, con li due falci di fpighe ; poiché quello fiume
inondando il paefe d’Egitto , l’ingralfa , & è cagione del
nafeimento , e follanza del Teme , c quella Regione per la
fertilità del grano lì rende feliciffima » Quindi li Sacerdoti
nelle Cerimonie di quello Dio faceuano portare auanti vn
Vafo pieno d’Acqua , e manifellamence in quella Menfa_»
ci viene efplicata la beneficenza delThumido elemento , o
del Nilo ifteffo padre, e Dio da loto riputato . li Loto
forge fopra 1’ acqua , elfendo , come vuole Theofrafto ,
pianta , ed herba paluflre dedicata ad I fide , Se Olìride 5 il
cui Fiore neH’aprirfì , e chiuderli , fegue il moto folare dall”
Orto , alFOccafo . E quella è la virtù influente del Solo
nelle cofe humide , elfendo ancora da gli (ledi Sacerdoti
riputato vn medemo Dio il Sole, Oli ride , e’iNilo, fe-
condo i loro diuer/i effetti alla Generatone . Quanto li Pefci
ferine Luciano nel Dialogo dell’ Aerologia che gli Egitti],
li quali oiferuauano li fegni de’Pefci , non lì cibauano altri-
mente di effi , per elfere riputati facri , come quelli, cho
attribuiuano ali’humido li principi] narurali . Herodoto
ferine generarli nel Fiume Nilo alcuni Aquatili, che gli
Egitti] reputano fanti > ed vna force di Felce, che fi chiama
Squ^m-
54
GEMME ANTICHE
Squammofo , Se ancora r Anguilla . Nd modo ftefio li Sa-
cerdoti Megarefi di Nettuno non mangiauano Pefci di forte
alcuna, poiché quefio Dio veniua detto Generante del Mare.
Li Siri facrificauano à Nettuno Primigenio, credendo, cho
i’Huomo fofie nato dalThumida Natura, dal che nafceua^
che honorauano il Pefce ; e quefio parere fu feguitato da_
Anafiìmandro , che s’immaginò ae’ Pefci eficre fiati gl'Huo-
mini ge nerati . Onde polliamo credere che li Pefci con gli
altri Aquatili liano fcolpiti nella Menfa come buoni Geni)
della Natura humida . li Sacerdote è ignudo, e fcalzo
ricoperto folo con le brache dall’vmbilico alle ginocchia^,
e quefio vefiimento crederei chiamarli Limo efiendo com-
niodo all’vfo dell’acqua , poiché A/pw apprefib li Greci li-
gnifica lo Stagno , & h umido , & herbofo , comej»
l’habito fidfo è vergato , e fembra , di lino,ò d’herbe conte-
fio. Quindi fi può lufpicare che deriuafièil Limo apprefib
li Romani che era vna fimile vefie vfata dal Popa ignudo
nel facrificio : diuerfa però è la fua deriuatione. Ma il no-
firo Sacerdote ha di più il Tutolo in capo formato di penne
di Sparuiere vccello dedicato ad Ofiride medefimo , di cui
non diciamo altro per non e fière antico , ma aggiunto allau
figura per folico ornamento . Il Padre Atanafio Ktrcherio fi
compiacque d’inferire quefia figura nd libro dell’Obèlifco
nuouamente collocatosi] la Piazza della Minerua , & egli è
di parere che li Pefci fieno fimbolo della violenza di Ti-
fone» e della fua maluagità , e che il Sacerdote fupplichi
il fupremo Genio della Natura, per rimuouere dall’Egitto il
danno della fierilicà . Ne io m’oppongo per l’ofièquio, cho
profefiò alla fua dottrina , & al fuo merito .
ALESSANDRIA . La figura fedente in riua al Fiumo ,
' penfo che fia il Genio di Alefiàndria d’Egitto informa di
Donna . Si appoggia in cubito sii la tefia del Nilo, tenendo
lo feettro con vna mano » e pofando l’altra fopra vn Pa-
niere , ò Calato pieno di grano , con tre fpighe eminenti in
contrafcgno della fertilità di quella Regione; In capo ha
laCidari, ò facra Mitra infigne col Fiore Loto, e fopra le
(palle
F 1 G V R A T E. 5 5
fpalle vna clamidata , cucio humerale vergato? quale fi
rauuifa nella figura Egittia della Speranza,vfata da’Romani
Imperadori nelle loro Medaglie. Dietro la tefia del Nilo
vedefi lo Scorpione fegno Celefie ? quando nel Mefe di No-
uembre ceffata Finondatione 5 che rieuopre le campagne , e
la terra d’Egitto ingranata dal limo ? il Teme in Tua Ra-
gione diuiene fecondiamo . II Fanciullo , che s’auuicina ? e
pone la mano sii’l Paniere denota Falimenro del grano ac-
cettano alla Vita ; e fimile fi vede appretto la figura dell’An-
nona nelle Medaglie, il Fanciullo , chefpiega vn panno con
fpighe di grano . Non lungi fono fituati tré edifici; , 11 quali
fe bene fi pottono riferire à tré Tempi; confacrati adlfide,
Ofiride , Harpocrace , ò altro Dio de gli Egitti; col fioro
Loto in cima ? che era Fiore facro ; con tutto ciò non farà
inuerifimileil dire, cheli tré Edifici; fieno li Granari d’Alef-
fandria. Veggonfiin acqua vna Trireme, & vna Nau<o
Oneraria j imperoche quel famofo Porto è fituato in modo ,
che dal lato di Settentrione ha il Mare Egittio , e da mezzo
giorno il Lago, ò Mareotide . Dell’opportunità , e ric-
chezza di quello Porto Strabono . Si rapprefenrano di
più in quella immagine vari; animali non fluuiatili, e pe-
regrini d’Egitto, ma li più communi, e familiari all’vfo
fiumano: 11 Cannilo , il Bue, la Pecora, il Genio, con
vn Pallore , lignificando gli armenti , ipafchi, e Populeo»
tia della Regione. Scorseti di più nel ds dietro vn Cocco-
drillo, il quale fembra, ò fcolpito , ò dipinto in vna-»
rauola, effondo tal animale Embolo del Nilo, e dell’Egitto»
e riputato facro . Equefìe cofe fi fono dette per la figura^.
d’Alettandria : che fe altri per lo Scorpione vuole ricono»
feere l’Africa , e per la tetta con lunga barba, e crini, l’Ocea-,
no , e’i Mare Libico 5 e ridurre il grano, e gì’akri fimboli
alla fertilità dcJi’Africa medefima , io non dimorerò più
iopra ciò , lafciandoà ciafcuno la fua propria intelligenza ,
e parere . Ben fi pretiofo intaglio in lapis lazzalo deuefi
numerare tra le più curiofe memorie dell’antichità ; & io
qui lo con/acro, per accrefcere fplendore alle mie Gemme, e
per
p GEMME ANTICHE
per irradiare tutta quell’opera col nome deirEminentiliimo ,
■e Reucrendifiìmo Principe ii Signor Cardinale Leopoldo
Medici ? Signore? che non meno col Tuo patrocinio? in-
ibirà li piti fublimi ingegni? e le più dotte Accademie, di
quello? che egli modellino nudrifce il Tuo magnanimo fpb
rito nellì più elamiti ftudij ? e nell’amore dell’erudita Anti-
chità : onde il mio pregio maggiore è di efier fatto degno
di feruire in effe al genio di sì gloriofo Principo .
38 IL TEMPO. Dicefi , che Gioue incatenale il padre Sa-
turno? per cagione del regno; e però ii Romani figura-
uano efiò Dio ? co’ccppi ? onero compedi legato ? quali poi
fcioglieuanfi , nella fua feda ? il mefe di Decembre ? in me-
moria della felicità goduta da gli huomini ? fotto k fut_>
leggi : Sfatto fyl.
Saturnus mihi cornpede exolutus ?
Et multo ma dì d us mero December „
Macrobione porta la ragione naturale . Vìncìum autem ?
quod certa lege natura connexa Jint tempora ? vel quod om-
nes fruges , qutbufdam vìnculis , nodifue alternentur . Onde
legato Saturno , onero il Tempo fi riferifce principalmente
al nodo , che infieme connette li fecoli ? gli anni? e le Ra-
gioni ? che non pofìfono volgerli più tardi ? ò più veloci .
Vogliono però li Filofofi ? il Tempo elfere la mifura? del
moto? il qual Tempo, fe bene in quella Figura rafie rubri.,
inclinato? e fianco? con tutto ciò egli hà le ali? vola? e
fugge in ogni momento .
go VNA DELLE MORE . Quelle afiifiono alle porte del
Cielo? come finfero li Poeti ? tal volta, apportando le nubi?
e tal volta ferenando faria . H omero :
Sponte porta crepuerunt cceli : quas cufiodì ebani Hor*>
àpmbits commi jfum efi magnum Calum ? Olympufque ,
Vt & aperiant denfam nebulam ? & claudant .
Della Zona gonfiata al vento ? vedi nell* Immagine fe-
guentcj «
ZEF-
F I G F RATE, 57
ZEFFIRO . La Fafcia , òZona, che quello Gioninetto 90
tiene con amendue le mani , fopra la tetta , enfiata al
vento 3 conformali alle Figure de’ Venti , che fi rifeontrano
ormarmi antichi, lignificandoli il moto deli’aure . Ouidio
parlando delle velo :
Nam modo Threicìo Borea , modo curri mus E:iro ,
Sape tmnent Zephyro lintea , /ape Noto .
Lucretio chiamò Zeffiro alato , il che potrebbe far dubbi-
tare, fe non vedemmo alcune Figure antiche per aria,
le quali in vece di ali , curuano il manto, à guifa di vela,
lignificandoli il fottio , e’1 moto de’Venti medefimi , corno
nelle Medaglie , e batti rilieui antichi , e nell’antecedente
Immagino. .
AVTVNNO Giouine alato, conforme negPantichi pi
marmi veggonfi alate le Stagioni, che volano col Tem-
po, e fono in forma di quattro Giouinetti , ò Fanciulli.
Quelli al braccio fi ftringe vn candirò di pomi , e di herbe ,
pendendogli dall’altra mano vn Anatra veedìo d’acqua, il
quale fpetto vedefi fcolpito in (imbolo del Verno ; poten-
doli in quella Figura annotare l’vna , e l’altra Stagiono,
tra di ette confini .
GANN1MEDE vien deformo da Virgilio , ondo
batterà rammentare li Verfi di quello Posta , in quella fila
pittura , limili aHTmmagino :
Intextufque puer frondofa regius Ida-j ,
Veloces iaculo Ceruos curfuque fatigai:
Acer , anhelanti fìmilis , quem prapes ab Id ,
Sublimem pedibus rapuit louis aliger vncis »
11 vafo denota TAtnbrofia, che Gannimede mefee à Gioite,
Se è il fegno dell’Acquario .
FILOSOFO col getto della mano, e dei braccio, in .9 3
atto di dilputare , attifo fopra vna Seggia , ò Cattedra : tali
fono chiamati da Seneca: Cathedrarij Philofophi . Soleuano
li Declamatori , e li Poeti recitare nelle felle ; ma Tetterò
H quella
GEMME ANTICHE
53
quella Figura fenza tunica > e mezza nuda , ci fa ram-
mentare dell’Effedre de’ Ginnafijì , e delle Therme, nelle
quali , non folamente e (lì Filofofi , ma li Retori , e li Gram-
maricifoleuano raunarfi , & inficine col corpo , efercitare
Ramino ancora^ .
94 DIOGENE CINICO ,è affai noto dentro il fuo doglio.
9 5 HERACLITO Efefio piangeua ogni volta , cho
vfciua di cafa , e miraua le cofe humane , confiderai!-
do egli molto bene quanto ogn’huomo in qualunque for-
tuna coftituico j fi a pieno dimiferie, e foggetto del conti-
nuo à mali grandmimi . Fu opinione di co fimi che il prin-
cipio del Mondo dipendeffe dal fuoco , e che il calerò
animarle FV niuerfo alla generatione delle cofe : onde fopra
il pianto di effo fu fcherzato con li tegnenti verfi :
JQuid miferam fletti comitaris Her adite vitam ?
Fietibus affidili s par cere difee tuir ;
Ne lachrymis ignes e X tinga a s /emina rerum ,
Et fine principio cunfia repente cadant .
Nell’altra parte di quello Carneo è fcolpita la feguento
figura di Democrito .
9 6 DEMOCRITO Abderita , al contrario di He ra-
di to j fi rideuà delle cofe humane. Quelli habitando ,
e filofofando in vn fuo horticello j non conuerfaua nella.»
Città 5 per non vedere le pazzie degli huomini . Quando
però egli vdiua le difgratie , e le mutationi della Fortuna^
ò felici? ò infortunate, fe ne rideua comedi cofe ridicole,
echeauuengono à gli folti, e tale qui fi rapprefenta , Ma
perche fu opinione di colini , che il Mondo* folle compofi©
di atomi infiniti > fi è fcherzato ancora fopra il rifo di effo:
Finititi am human $ rider Democrite vìtee ,
Et curar ho mimi m rijibus afliduir .
At rfius moderare tuor , & fifle parumper
Innumeros donec dinumerer atomos »
9 7 ARISTOMACO . Quelli filofofando fopra la natura-»
del-
F IGF RATE* 59
dcll’Api, fpefe tutta la fua vita in oflcriiare licodtimi, e
le flupendeoperationi di effe, per lo fpatio di 58. anni , e
fcrifle libri delle loro dupende proprietà , & ingegno?
di cui cantò Virgilio :
Effe Apibus partem Diurna mentis , & haufìus
Aetherìos dixere .
Così molto al viuo vediamo efpredò quello Fiiofofo in-
tento allo Audio delPApi , dando aflìfo, e fidòà contem-
plarle negli aluearij ? come loleua egli di continuo? oiTer-
uare ogni modo ? & affetto loro ; e perciò differo che
foffe prefo dalTamore di effe . Plinio fa memoria diluì?
e di Filifco Tafìo ? il quale ancora fu riputato amatore del-
l’Api , habitando ne’deferti ? e perciò fu denominato agre-
de, e fcluaggio, fecondo Plinio ideilo, parlando degli Ama-
tori delì'Api : Ne quis miretur amore earum captos Arifto-
machum Solenfem duodefexaginta annis nibil aliud egijfe^ .
Pbilifcum 'vero Thafium in deferti, s Apes colentem , Agrìum co-
gnomìnatum , qui ambo fcripfere de hìs : Et lo deffo con- *
fermano Cicerone, & EJiano » Qnedo intaglio in cor-
niola è pofleduto da vii nobilidìmo, & humaniflìmo Si-
gnore il Milord Sunderland , Pari d’Inghilterra , hoggi
Primo Segretario della Maedà Britannica , il qualo»
nel fuo viaggio à Roma, mihonoròcon impiegarla vida^
fopra le curiòdtà antiche, che ferbo nella mia cafa , e par-
ticolarmente nella mia Dattiliotheca , ond’io non tanto
vino ofTequiofo alle generofe maniere di quedo Signoro »
quanto ammiro lo (pirico , e la dotta apprendane di elfo ,
intorno le cofe più feci te , e peregrino .
MAMFERO con la palma vincitore ne’ facri Certami , pg
tiene la mano sii lo feudo, e l’elmo . Tra le opere di
Sdiamone numera Plinio il ritratto di vn Combattitoro
con lo feudo .
GLADIATORI» Dopo che li Gladiatori hatieuano fe- 99
rito à morte gli auuerfarij nell’arena, li folleuauano da^
terra per certezza , e per render tedimonio della vittoria,
H 2 lì
GEMME ANTICHE
:6o
ìi mofirauano al popolo , che loro applaudeua , come fi
vede efpreffo in quella immagine il vincitore foileuare il
vinto ferito, ed abbandonato à morte, traendolosù la fpalla
ignudo da terra, doue ferma il ginocchio . Ritiene ben’egii
ancora lo feudo , e di quello cofiume di moftrare il
vinto al popolo in contrafegno di vittoria, parla lo Sco-
Halle di Giouenale à quel yerfo della Satira 3.
Pinnirapi cultos iuuenes , ìuuenefque lanifere .
Tinnir ape s autem di cii ìanijias ex habitu gladiatorum^quia pofi
mortem Redar i? pinnam> ideji manicarti rapii , vi ofiendat po-
pulo fe vicìjfe_j .
Quella immagine è tratta da vna Gemma deH’Illuflntfìmo >
& Eccellentifìimo Sig. D. Lelio Orfini Principe di Neru!a_, <.
ICO ^ GLADIATORE MERIDIANO R VDIARIO . Quelli
sii J’hore del mezzo giorno, tutti ignudi , come vediamo
nella nofìra Figura vccideuanfi fenza riparo, ò difefa alcuna»
Di e ffì parla Seneca in vna fu a lettera à Lucilio, condan-
nando tal crudeliUìma inuenrione : Cafuin meridianum fpe-
eiaculimi incidi . Et dopo : Mera homi ci di a funi : N'thil ha-
beni quo tegantur , ad iììttm totis corporibus expo/id , nun-
quam frufira manum mitlunt « Hos plerique or dinar ijs pari-
bus , & pojluladtìjs praferunt ì Quiàni praferant ? Non-*
galea , non feuto repellìtur ferrum ì Quo munimenuz. ,
quo gladij artest omnia tjla merce morte s funi. Pare, che
11 pugnale tiene in mando fielfo Gladiatore, fia il Rude »
Era quello vn arme di legno , che fi donaua à Gladiatori
emeriti , e liberati dall’arena , quafi non foffero più obli-
gati al ferro . Tali Gladiatori chiamauanfi Rudiarij dal
Rude fieflb, che haueuano riceuuto in dono, e lo porta-
nano per contrafegno , & honore delia loro fortezza , e li-
beradono .
I O I SOLDATO.
j 0 2 SOLDATO . Col premio. Li più valorofi Soldati rice»
ueuano , in premio della virtù loro , vari doni militari ,
tuonili , armille , bade, corone, & armi , leggendoli di
Alci-
FIGURATE 61
Alcibiade che vittoriofo à Poridea , col fauore di Socrate,
ottenne vna corona , & vna armatura . Quelli , con Telmo,
e con Thafta , dà contrafegno del premio della militia ; fc
pure non è vno de’Cuftodi delTarmidi alcuno Imperadoro,
quali fi veggono ne gTantichi marmi .
SOLDATO con le fpoglie . Fìi colìume tanto de’Greci 103
quanto de'Romani , che ii vincitori deponrifero , e confc-
cralfero le loro armi àgli Dei , come anche li Soldati eme-
riti, fornita la loro militia . Appreso li Poeti Greci tro-
uanfi beliiflìmi Epigrammi , intorno ad effe confecratiom
àMinerua, àGioue, à Marte; così Silentiario:
Scutum taureum munimen cutis , hodiumque .
Stepius hafiam geftantem inteftina ,
Et tela auertentem è pe flore thoracem ,
Et gale am equinis fetis horrentem .
Pofuit Ly/ìmachus munus Martis ,
Il qual codiane fi verifica forfè in quella Figura , cho
potrebbe effere vn Gladiatore , onero Atleta , offe r na-
to re del rnedefimo rito , e diceuafì : penere , feu deponcre
arma , nel confacrarlo .
CARITÀ, ò Pietà militare nel feppellire i morti , re- 104
ligiofa , e celebre, appreffo gli Antichi , facendo tregua
gli Mimici dopo la battaglia , perhauer fp a rio , e luogo
di dar fepokura à cadaueri . Nella prefente Figura vieno
efpreffo vn Soldato, con vn’alcro Soldato , ò fìa figliuolo,
fu la (palla , mortalmente aflìderato , & immobile ; fe pur
altri non riferifea quella imagine ad Eurialo, e Nilo de-
ferirti da Virgilio .
SIGNIFERO . Notarne! calce deH’infègna la puntaci,*, 5
acuminata da figgerli in terra , della quale parla Diono.
ÀQVILA TRIONFALE. Infogna delle Legioni Rq-io<5"
mane chiamate Aquile, Lucano:
:/t Twt(?fulfere Aquila , Romanaquejìgna, „
Erano qu efk riputate facre , e religiofe , e da ciafcuna Le-
gione
62 GEMME ANTICHE
gione riferbate in vn Sacello , donde non era lecito trafpoiv
tarle , fe non quando Fefercito dalla guarnigione vfciuain
campagna, come appieno defcriue Dione iftefl’o. Noi qui la
vediamo religiofamente collocata (opra vn’Ara. Nel refto
Caio Mario nel fuo fecondo Confolato , fu il primo che la
dedicò ad effe Legioni . E fi come quello vccello fopra gli
altri ottiene il principato , cosi viene ad edere l'infegna
dell’Imperio vittoriofo , e trionfante , tale manifdtandolì in
quella Figura con la corona di lauro nel roftro .
07 AQVILA FRA L’IN^EGNE lopra la fu a ara, corno
nell’antecedente. Bellilfimo è il prefente Emblema di Feli-
cità , e di Vittoria , come dimoftrano la Corona di Alloro
nel roftro , e li due Cornucopi; , e Delfini , che circon-
dano il globo del Mondo . Vedefi di più il modo di fregiare
nelle vittorie l’Hafte , el’infegne iftelfe di fiori , e di trondi
come le defcriue Claudiano :
M attorti a Jtgna rubefcunt ,
floribus & / ubiti s armantur frondibus hafta .
3Qg LVSTRATIONE. Pare che coftui fi laui , come era
folito nelle Luftrationi , ma perche egli tiene, in mano ,
vn ferro ,auanti la colonna di Bellona , raftembra più torto
vn Bellonario, cioè vno de’Sacerdoti di quefta Dea, li
quali tagliandoli le vene , ad elfa il proprio fangue confa-
ci au ano. Lucano:
Quos fe&is 'Bellona lacertis
Sdita muuet .
Quello Bellonario in atto di ferirli, fi bagna la mano col
f fangue, ch’efce fuori dalia gamba». Vedi Lattando Firmano,
Arnobio, e Tertulliano.
109 BVSTVARII erano Gladiatori , che placauano gli
Dei Mani, eli morti, alli quali credeuafi folfe propitio il
loro fangue . Fai coftume fu antichiflìmo , vccidendofi li
prigioni al fepolcro di quelli ch’erano morti in guerra, come
fece Achille nel funerale di Patroclo , & Enea nel rogo di
Pai-
FIGURATE.
63
Pallante . Combatteuano ancora auanti li fepolcri medemi
c fi rifcontra in quella immagine vna piramide iepolcrale
con vn Gladiatore genuflelfo , in arto di ripararli con lo
Scudo . Dopo quelli giuochi funerali fi conuertirono iti_»
lulfo > e fi celebrarono con tanto piacere del popolo } che
Safciandofi li fepolcri , fi facero ne’Fori , neTeatri , & era
detto Gladìatorium munus .
ALESSANDRO MAGNO tiene lo Scettro con vna 1 io
mano > con l’altra fi appoggia all’halla con la punta riuolta
à terra , come fi oiferua nelle Statue di altri antichi Eroi .
ENEA con ANCHISE. La defcrittione di Virgilio è ( j f
del tutto limile à quella immagine : vedefi Anchife col
capo velato per la ragione dichiarata da Plutarco ne’Pro-
blemi, che li Romani nelfalutare gli Dei , e ne’ Sacri-
fici , copriuanlì la cella in atto di riuerenza, e di humiltà >
fecondo il collume di Enea introdotto in Italia. Il perche
Anchife portando feco gli Dei Penati in quel vafo fi riccio-
precon la Toga la franto :
Ergo age care pater cervici impovere nojlree :
Ipfe fubibo humeris , nec me labor ijie grauabit :
E doppo :
Tu genitor cape facra manu 5 patriofque Penate s .
Et appreso :
Succedoque oneri : dextra fc paruus lulus
Implicuit , jequitarque patrem non pajjtbus dquis »
MVTIO SCEVOLA , ènotifiimo il fatto di Mutio Sce- 112 r
noia 5 contro il Rè Porfcnna hauendo illullrato il nomo
Romano, come nella Tegnente figura.
MVTIO SCEVOLA . Sebenehabbiamo rapprefcntato
il fatto di Mutio Sceuola nell’antecedente Figura, qui me- J
glio viene efprelfa la fua intrepida fortezza auanti il Rè Por-
fenna, fermando egli la delira sii le fiamme ardenti con iflu«
pore > e terrore de’nemici : cosi vien celebrato da Marciale
col Tegnente Epigramma». :
Bum
6-4 GEMME ANTICHE
Bum peter et Regem , decepta fatellite dextrtL^ <>
Iniecit facris fe periturafocis ,
Sed tam f<sua pius miracula non tulit hoftìs ,
Et raptum fiammis iujjit a hi re virum .
Vrere quam potuit eontempto M utius igne ,
Piane f pedi are manum Porfena non potuit •
Mai or deceptot fama efi , & gloria dextriS :
Si nonerrajjet fecerat ille minus .
1 14 CINCINNATO dall'aratro pafsò alla Dittatura^ ,
con memorabile efempio della virtù de’R emani : vedefi in
atto di armarli» e metterli li calzari . Si è confrontato coitl-
altre fue Statue, vna delle quali dal Giardino Montalto ,
in quello tempo , è fata trafportata in Francia , Falera già
del Sig.Hippolito Viceilefchi, fi conferua appreffo li Signori
V erofpi con le recatiti del fuo famofo Mufeo .
3 c A C FI ILA . Vccifore di Pompeo . In vna Gemma dello
} Stefanonio fi vede il mede fimo Achila ignudo , e genu-
fleffo auanti Giu!ioCefare,prefentandogli la tefta di Pompeo.
1 \<5 CLEOPATRA. In quello atto, c pofamento veggonfi
le fatue della morta Cleopatra , col volto decimato fopra
vn braccio : tale nella noftra corniola , dimofrafi languen-
te, & in altra limile figura euui efpreffo il ferpenre , al
braccio intorno „
7 j ^ BRITTAN'NICO . Di quella Statua di Britrannicopre-
1 te flato , fcolpito in marmo Egittio , onero Etiopico fimile al
bafalte, fi è detto nei difeorfo proemiale, che procedo
, auanti .
1 1 8 DOMITIANOjE GIVLIA in liabito di Cerere , con
k fpiche , le quali poftono lignificare ancora il Cangiano
al popolo.
1 19 TRAIANO , E PLOTINA. Il volto di Traiano è
affai ben noto , ma non quello di Plotina : ond'io più tofio
giudico , che quelle due figure , con le mani congiunte ,
fi rapportino alla fede , & alla concordia maritale . Ciau-
dianoneirEpitalamiodi Palladio, e Serena.
T ttm
F I G r R A T E 6 5
Tum dextram compie x a viri , dextramque puella
T rad.it , & bis vitro fancit connubi a di Bis :
Viuite concordes .
Intendendo di Venere Pronuba^.
TRAIANO. Il fragmento di quello belliffìmo Cammeo 1 20
è priuo del volto, e del petto delflmperadore > il quale può
crederli elfere Traiano dal prigione Daco, ò Parto, gemi-
li e (fo col trofeo . Il Cammeo è grande quali al pari delfina-
magi no .
TRAIANO. In quello bel Cammeo rapprefentafi Tra- i zìi
iano, che abbatte vno de’Germani caduto , e vinto ; fra_»
quali egli fi trouaua quando fu adottato , e chiamato
all’Imperio da Nerua , ottenendo il titolo di Gelare 5
e di Germanico . Siimi figura à camallo fi efibifce in vna fu a
medaglia , dou’egli , in vece del Germano , calpefia vn_»
Daco, fignificando la vittoria Dacica . Riferifce Tacito
de’coRumi de’Germani, che dii andauano ignudi, rico-
prendoli folo col fago allacciato con la fibbia , onero con
vna fpina , come fi comprende in quella figura, la quale-»
porta il fago annodato al collo > rimanendo tutte le mem-
bra ignude » Di più difende il capo con l’elmo , e tali fono
le parole di Tacito , parlando de’foldati à piedi . Nudi , aut
faglilo leues , nulla cultus iaBatio ; fiuta tantum leBìjfimis
coìoribus dijlinguunt : paucis lorica ; vix vni , alterine caffis „
aut galea . E dopo fegue . Tegumen omnibus fagum fibula ,
aut fi defit , fpina confinum . Nel redo dalfhumerale del
causilo delflmperadore fatto di pelle , fpicca la tefìa di vna
Tigre conlefauci aperte horribile ornamento per ifpauen-
tare inimici, Se in altri fi rapprefentan.o Orli, e Leoni .
Quella pretiofa Gemma ancora ci viene benignifiimamente
compartita dalfllluftriffimo , Se Eccellentifs. Sig. D. Fiatilo
OrfiniDuca di Bracciano.
COMBATTIMENTO . Quelli fembra vn’akro de’Ger- Ila’
mani tutto ignudo , e fenza fago , poiché: come riferifce Ta-
cito: Nudi , aut fagulo leues. La figura à causilo rappre-
fenta alcuno de’Capitani Romani.
I
CAC«
GEMME ANTICHE
123 CACCIA. Nelle caccio , che gITmperadori Romani
' efbiuano al popolo ne’giuochi Circenfì , vfciua nell’are-
na ogni forte , e gran numero di fiere , Orli , Leoni , Tigri,
Elefanti , & animali ftranieri , li quali » ò faceuano fpet-
taccio, giorno per giorno fcparacamentc , ciafcuno della
medefìma fpecie , ò tutti inficine confufamente combac-
teu-ano» come fi rifeontra in quello intaglio con li BefUarij à
cauallo. Al qual proposto Dione narra che Nerone elìbi
vno Ipettacolo, nel quale gli huomini à cauallo con gran_>
velocità di corfo , fatto impeto contro Tori , li vccideuano,
e che da Caualieri cuflodi della fua perfona furono pafTati
con r bada quattrocento Or/ì , e trecento Leoni . L’intaglio,
che è in corniuola nella Dattilioceca del medefìmo Sig.Don
Flauto Duca di Bracciano , giunge in grandezza alla terza
parte di quella immagine , & alquanto più ancora^ •
124 CACCIA DEL CINGHIALE, la quale lì vede nello
Medaglie, del tutto limile , col Cane , e con la Fiera tra-
fitta dal dardo , e particolarmcntein vna moneta d’argento »
notata col nome di Geta Triumuiro, col volto di Diana , e
col Cinghiale , Embolo della Dea mcdefima_> .
^25 AVRIGATORE . L’habito aurigatorio era fuccinro
come viene delineato nell’immagine , col pileolo in te$a_>
La Palma era il premio , il quale fu la prima volta dato io
Roma à vincitori ( fecondo il coftume Greco ) nel ritorno di
Ca rullio , e di Papirio , come racconta Liuio .
116 B IGA . Alcune monete Confolari d’argento chiamanff
Rigati , & Quadriga ti dalla carretta di dui , ò di quattro
causili , fcolpitaui con la Vittoria : tale conrrafcgno ,
hebbe origine dalla celebrità de giuochi Circenfi , ordinati
in Roma da Confoli, e dagli Edili . E perche tutto il pia-
cere , e la gloria di elfi giuochi confìfteua nella , vittoria , la
figurammo però in atto di reggere , e di' guidare il carro ;
& in altre (colture antiche vi è l’ Alligatore accompa-
gnato dalla Vittoria fi c fifa , con la corona , e con la pal-
ma , al modo de’tnonfimti . Il Cammeo è riguardeuolo 5
pér la fornai a eccellenza della feohura, e per li colori.
FIGURATE.
hauendo il fondo ofcuro , confvno dc’cauallì bianco, Sar-
donico ? e l’altro Zaffirino teoebrofo» L’ingegno dello
Scultore hà fcherzato con l’accidente della Gemma, imi»
tando il coRume antico , di eleggere vn causilo bianco , e
l’altro nero alla fimilitudine della Luna, che di notte , e
di giorno fi vedo . nj
BIGA. '
CARRO di BACCO . Se bene quefio Carro con leTigri I a 8,
può attribuirli à Bacco , contuttociò io Rimerei elfere vna>»
delle carrette Circenfi , vedendoli in molti pili antichi limili
putti ignudi, & alle volte alati à guifa di Amori, li quali cor-
rono intorno le mete, con varie carrette di Leoni, di Tigri, di
Cerni , e di altre fiere ,& animali , come appretto il Panui-
nioo Si vfauano ancora le fiere manfuefatte, Leopardi, Leo-
ni, Tigri , e Pantere , leggendoli in Plinio , che Marco An-
tonio fu il primo, à fottomettere i Leoni al giogo , Se al fuo
carro , il che ci manifefial’vfo delle Tigri in queRa imma-
gine , nella quale il moto del giouinetto aurigatore , e la-»
forma della carretta fono più lofio al Circo , che alle feRe
di Bacco conformi .
CAVALLI DESVLTORII 3 Soleuano li Defultori con j 29
pericolofa velocità faìtarefopra due causili , daH’vnoali’al-
altro alternamente : e di queRi intende Propendo :
Ejì etiam auriga fpecies Vertumnus 3 ò- eìus
T raijcit alterno , qui lene pondtis equo »
La preferite figura luì qualche conucnienza con quefìo, ò
altro fimil coRume, oue li quattro deftricri Lenza freno, ven-
gono concitaci al corfo .
CERVA DI SERTORIO » E nota appreso Plutarco, & IJO
altri hiftorici , la Cerna, che feguitaua Sertorio fra l'arme »
©ode Battuto Capitano fingendo che fotte à lui fiata mandata
da Diana , come da vn oracolo , con dfa fi configliaua^
nell’imprefe . Contai pretefio di religione Settario conte-*
neua in timore gli nimici, e daua animo à fuoi Soldati, ri-
portando vittorie 3 e trofei > come nell’ immagine fi vede ,
1 2 ' MI-
6%
GEMME ANTICHE
13 1 MINOTAVRO nel Laberinto .
PASTORE. Con la moicana lacerna 5 ò mantelletto
affifte all’armento s per efìfere il Toro furiofo , e concitato
alla libidine. Nel redo la fierezza di quello animale è
vinta dal piacere della generatione * come de ferino
Gnidio .
L&ta faìitur Ouìs 3 T auro quoque lata luuenca efi ,
Sujlinet immuti dum fimo Capello, marem .
"Blanda truces animo s fertur mollire voluptas .
133 BVE SIRIACO 3 onero CARICO . Leggendo il
Commento del fopra lodato Sig. Gisberto Cupero fopra-»
rApotheofi di Omero efprelfa nel marmo Colonnefe; oue
egli induce la prefente Gemma in prona de! Bue del Sacri-
fìcio d il quale , come il noftro , hà vn tubero 3 onero gobba
rileuata sii l'omero 3 ò cerulee ; egli oltre l’autorità di
Arinotele > riferita da Senno de’ Boni di Cipro, fi va!e_<
dell’altra di Plinio fopra quelli di Siria , e di Caria : Sy -
ri aci s nonfunt pale ari 0 , fed gibbo r in dorfo , Carici quoque
in parte Afta fa dì <vifu , tubero fuper armos à ceruicibus emi-
nente iuxatis cormbus excelljèntes in opere norrantur .
134 fiVROPA. Quello bello intaglio trouafì nello (Indio del
Sig. Gio: Pietro Bellori. Il difegno però è tanto più cu-
riofo , quanto è limile alla deferictione d’Achille Tatio 5 e
di Coiàio nel 5. de’Fàfìi .
Prabuit 5 vt Taurus Tyri<e fua terga puel!<e
lappi ter 3 & falsa cornua fronte tulìt .
Ilio iubam dextra , lana retinebat amiBus 1
Et timor ipfe noui confa decoris erat
Aura fìnu s implet •> flauos mouet aura capillos D
Sidoni fiefueras adfpidenda Ioni »
Enel 2. delle Metam.
Medijque per aqttora pentì
Peti pradam* Fauci h&c : littufque ablata relì Bum
Re -
FIGURATE. 69
Refpicit & dextra cornu tenet , altera dorfo
Importa eji : tenue s finuantur flamine vefles
TORO : Segno del Zodiaco. Il Toro col ginocchio pie- j j 5
gato è vnodeTegni celefiì, come fi deferme da Poeti ? e
dair^fironomico Manilio.
Taurus
Succidie incuruus claudus pede
E Lucano piti elegantemente
Nifi poplitelapfo
Viti ma curuati procederei vngula Tauri .
Si confermano quelle defenttionì coll'autorità del globo
Atlantico di marmo fra le famofe antichità del Palazzo «#»
Farnefiano in Roma , doue fono fcolpiti lifegni celefii col
Toro inclinato , e coirautorità infieme delle medaglia . ,
LEONE . Segno celelte . J
SEGNI CELESTI . L'Oro feopo , nel fegno del Leone, 1 3 7
viene à far l’huomo giudo , verace , e magnanimo , come
quello animale non fofferifee renderli foggetto ad alcuno ,
anzi è defiderofo di dominio , e d’imperio . AI contrario lo
Scorpione è Ultimile , maligno, & ingannatore . Si vede^
però 5 nella Gemma l’efakadone del Leone , fopra lo Scor-
pione 5 portandoli fuperfiitiofamente negli anelli contro
gl’inganni , e li tradimenti «
DELFINO. Segno celelìo . IjS
C AV ALLO MARINO fimbolo diNettuno,fegnocelefle. j?p
MOSTRO EGITTIO . Geroglifico fiero approdo gli 1aq
Egittij,formato in doppia natura di Toro, e di Leone , rap- t
prefenta la virtù del Sole , nel fegno del Toro, nella Pri-
manera , difpofitiua alla generàtione, e doppo nell'altro
fegno del Leone , digefìiua, e maturante . Sotto la RelTa
figura fi comprendono ancora Apis , & Ofirido .
MOS FRO EGITTIO . Geroglifico d Epòdo in atto di ^4I
caminare con quattro piedi , l'altro di fopra fedente »
CA-
70 GEMME ANTICHE
i^ì, CAPRA , e PALMA. Afferma ancora Plinio ? dio
la Capra mordendo gli alberi ? li fa feccare? conruttociò
ella è Segno Venereo» /imbolo di fecondità? fi corno
anche la palma ? la quale ciafchedun mefe ddPanno genera
vn ramo ? come ferine Moro ? &c /imbolo della congiun-
tone ? & amore matrimoniale ? per abbracciarli quello
arbore mafehio ? c femmina inficine . Nell'Egitto con la-»
V ite era portata la Palma nella pompa di Bacco? al quale la
Capra ancora fu confacrata-, .
145 CARRO DELLA VOLPE? che sferza? e frena li dui
Galli legati al fuo carro , lignifica PAftutia con la Vigilanza
nece/Taria alPimprefe ? come nel feguente Epigramma :
Bn trahìtur celeri ? mendax Vulpecula curru ?
Verberat & vìgile s callida femper aues .
Infunine s voluti t folers Aftutia curas ?
V tìt ur affidai s infidìoja dulìs .
244 AQVILA? E CANE. Scriue Strabene ? che in Egitto
li Cinopolitani adorauano il Cane ? e li Tebani l’Aquila:
ma quelli animali fi riferirono ancora alli fegni celefii .
145 LVPO, E CAPRO . La rapacità viene lignificata sul?
quella immagine del Lupo predatore? e la manfuetudinc
foggetta alla violenza , come nella feguente figura-, .
I4‘5’ LVPO? E LEPRE. Il Lupo ? che efee fuori dal gii feio?
& afcondiglio della Chiocciola ? alfaltando con gl’artigli ?
e col morfo la Lepre? manifella inficine la violenza? e
Pinlidia improuifa ? che non danno tempo alla fuga? e fanno
preda degranimi imbelli ?e male accorti .
^47 AQVILA ? E SERPENTE. L’efpHcatione di quella-,
imprefa viene dichiarata da Plinio parlando de'Serpenti ,
che vanno à predare il nido dell’Aquila . Nec vnus kojlìs
illi fatis ejl : acrior efi cum Dracene pugna ? multoque magis
anceps ? e ti am fi in aere . Qua hic confeEìatur Aquila auidi-
tate malefica : at illa oh hoc rapii vhicunque vifum . 7//e_*
multipli ci ne xu al as li gai ? fe implicans 3 vi fimul decidant .
148 CANE fcolpito eli tutto rilieuo? inCalcidonia zaffi-
rina?
FIGURATE.
71
lina 3 alla grandezza delia immagine, giace in lungo di-
ftefo» nel quale atto grEgitcij fcolpiuano quello animalo
vigilante anche nel Tonno alla cuftodia deTepolcri , come
fi è veduto in qualche marmo antico , e per la cuftodio
fiefifà 5 viene anche attribuito à gli Dei Lari .
PAPPAGALLO « Anticamente chiamato PJiitacus , il *4^
quale imita la voce humana : così lo fà parlare Martialo ,
adulando Dominano r
PJtttaeus à vobis alìorum nomina difco ,
Hoc per me didici dicere , Ceefar au& .
LVP A lattante Romolo , e Remo. Rinuouauano fpefib 150
li Romani, per gloria della loro antica origine , la memo-
ria della Lupa con Romolo, & Remo lattanti , come in molti
marmi , e medaglie , conuenéndo gli Scultori , e li Poeti ad
vna fimilitudine ifìefla . La nofìra immagine fi conforma
con quella di Virgilio nello Scudo fabricato da Vulcano :
Fecerat , <& viridi foetam Mauortis in antro
Procubuijfe Lupam ; geminos buie vbera circum
Ludere pendente! pueros , & lambere ma t rem
Imperni do Si ili am tereli ceruiee reflex am
M ulcere alternos , & corpora Ungere linguai »
INSCRITTICENE antica di marmo
D. M.
CLAVD. VICTORI
EQ.SING. D. N. VIX.
ANN. XXVII. MIL.AN.
VII. M. AVE. VRSINVS
CA. HERES AMICO
E* M. P.
D]s Manibus
Claudio Vi Plori
Edititi /tngul ari Domini Noflri vìxit
annis xxvij. milìtauit annìs
tuij\ Marciti Aurelius Vrfinus
Camilla Heres amico
bene inerenti pofuit
151
L5Ec- '
GEMME ANTICHE
72
XfEccellentifs. Sig. D.Flauio Orfini Duca di Bracciano mio
Signore effendofi compiaciuto della prefente Infcrittione per
effere egli fiudiofiffimo delle cofe antiche , e per contenere
ancora Bagnarne Vrjinus , io qui la ripongo per ferbarnc
la memoria. Di quelli foldati à cauallo detti bagolari fi
leggono alcune altre infcrittioni traforine dal Grutero.
Trouafi : Equa duplaris Aug. Eques Jìngularis Aug. che
haueuano lo ftipendio femplice , ò doppio per vn cauallo,
e per due caualli » come fi legge ancora duplaris , &
fimplaris annona . Veget.1.2. torques aureut folidus virtutis
pramiumfuit , quem qui meruijjet , prater laudem duplas
confequehatur annonas : duplara duas , jfìmplares unum—/ .
I L FINE-
7 CALL1RQE . Non potendo Corefo nè con promefle,nè cot$
doni indurre al Tuo amore Call'iroe Vergine della CalidonÌ3«fup-
plico Bacco che ne prendefie gafiigoronde i Calidonij da infimo
furore agitati cadendo à morte, hebbero rifpofta dall’Oracolo
cheCalliroe foiTe facrificata da Corefo all’altare di Bacco, quan-
do altri per lei non fifoffe offerto in facrificio . La fanciulla.»
non crollando fcampo, condotta all’altare , e già affettando il
colpo 5 Corefo vinto dall’amore , e dalla corapaflione , riuolfe
il ferro contro fe Beffo, & adempì l’oracolo. Per lo qual
fatto Calliroe tardi pentita volendo in morte feguitare cosi
fido amatore, che haueua fuggito in vita, ferirli il petto, come
lì rauuifa nell’Immagine : De’Joro infelici amori fà inentione
Paufania ndl’Achaia . L’intaglio in Lapislazzali di eccellencif-
fimo lauoro , ci è fiato communicato dai Sig. Marco Antonio
Sabbatici ferbato nel fuo nobiliffi mo Mufeoi il cui difegno
effendo trafeorfo dall’ordine delle figure , l’habbiamo duppls*
caso al numero 17 è qui infine fi è annotato •
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PIOVRE
Che 11 contengono in
quella Seconda Parte, •
A.
A Braxas .
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pag» 49
Bue Siriaco .
68'
49
Bufiuarii .
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Abraxas »
49
Achila .
64
e
Alexandria .
AkOandro Magno.
54
67,
Accia.
Caccia del Cinghiale .
66
66
Amore vincitore .
2 9
Cane .
7°
Amore Tuona la lira Copra il Leo-
Canopo »
41
no .
SO
Capra .
7°
Amore Copra il Del/ìno .
32
Caratteri Magici »
53
Anelli .
IO
Carità Militare .
61
Apolline .
1
Carro d’Amore .
Apolline , e Marlla .
*
Carro di Bacco .
6?
Aquila trionfale .
61
Carro della Volpe .
70
Aquila fra l’infegne .
62 Causili Definitori/.
67
Aquila , e Serpente .
7©
Causilo Marmo .
69
Aquila s c Cane *.
7°
Cerere «
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Ariete di Mercurio »
7
Ccrua di Sertorio .
67
Ariftomaco 8
$8
Cincinnato .
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Arpocrate .
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66
Cireolatore »
37
Aurigatore ,
Cicarilìria.
5
Autunno .
57
Cleopatra .
64
B.
Combattimento ;
65
TJ Accanre.
jO Baccante:
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ss
B.
Baccante .
14
ip&Elfino Segno Celefte .
JL^Democnto »
69
Baccanti .
14
5 3
Bacco, e Mercurio,
9
Diana .
19
Biga .
66
Diana E feda .
40
Biga «
61
Diogene .
58
Eritcannico ®
64
Domiciano.
64
Enea
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74
E®
T7 Mea con Anchife.
P L*
63 Eda.
5 l JLiLeone Mitriaco -
29
iLfErato .
4 5
Eraclito .
5-8 Leone Mitriaco .
48
Ercole » & Eurifteo ®
20, Leone fegno Gelefte .
69
Ercole col Leone .
20 ‘Libertà .
3 9
Ercole , e Cerbero .
20 Lira di Apolline.
3
Ercole , & Amore .
ai Lottatori .
34
Ermafrodito .
(28 Lupa con Romolo s è Remo •
71
Efculapio ®
1 6 Lupo» c Lepre .
7°
Europa .
<58 Lupo » e Capro .
70
iLuftratione .
62
F.
FArfalia l'opra la Lira.
Fauno „
Fauno , e Capro .
Fortuna .
Fortuna di Antiochia .
Filofofo .
G»
Allo di Mercurio .
Gallo di Marte ->
Ganimede .
Genij Caccia .
Genij Giuoco .
Gioue .
Giuoco compagno ti' Amore
Gladiatore ,
Gladiatori .
ktrè Gratis.-
’Ermeraclide *
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INfcrittione antica.'
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Iole,
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32
60
59
Atnfero Vincitore i 59
Medaglione della Maefd
della Regina Chriftina . 3%
Menfa Egitti a .
Mercurio sii l’Ariete »
Minerua.
Minerua .
Minotauro «
Mitra®
Moftro Egittio.
Moftro Egitcio .
Muti© Sceuola »
Muti© Sceuola .
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Putto Giuocatore
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SAcerdotedi Bacco .
Sacerdote Egitti© .
Sacerdote Egiccio »
Sacrificante .
Sacrificio di Bacco:
Sacrificio de’Fauni .
Sacrificio di Priapo .
Sacrificio fallico .
Sacrificio di Efculspio.
Sacrificio alla fallite <>
Segni Celelìi*
Sfinge .
Signifero «
Sileno
Sifiro .
Soldato *
Soldato col premio .
Soldato con le fpoglie »
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60
61
36
T.
TAlia.
Tempo .
Tigre di Bacco .
Toro Segno Celefte .
Traiano , e Platina »
Traiano »
Traiano .
V.
VEnere alata celefìe .
Venere & Amore .
Venere Vincitrice »
Venere Anadiomène «
Venere Marina .
Venere Tirfigera »
Vittoria.
Vulcano.
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y^Effiro .
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Errori .
Corrctìiom »
Caio Calilo Caio Celio
Sfè Tme-av
Omfafece Ónifa faceua
Terapene Tteapne
La Teftudine di Orfeo - Aggiungi nell’Ode ì Mercurio ;
h feconda Strofa va così ietta fenga punto antecedente t
Cerhevus quamuìs furiale centum
Muntane angue s caput eius , atqus
Spirims teter , faniefque metnet
Ove trilingui .
Phorbas Phorbct
prtz c eteri s fra cunfìis
àitauenil dìtarat
Iraclios Iraclìs
Saliamone Sillaniom
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